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giovedì, novembre 29  Ero andata a vedere "1408" senza aspettarmi assolutamente nulla. Pensavo: "Un altro adattamento cinematografico di un racconto di King. So già cosa aspettarmi" e invece sono rimasta piacevolmente sorpresa. Perché il regista è riuscito a mostrare non solo la parte horror (facile), ma anche la parte psicologica. Quella che fa sì che i libri di King abbiano quell'aura in più di un semplice racconto horror, ma che tra le righe si scorga anche l'Anima. Il protagonista, Mike Enslin (un ottimo Cusack) , è uno scrittore sfigato, che dopo la morte per malattia della figlia, si è allontanato dalla moglie, è entrato in crisi e scrive romanzi sui posti infestati dagli spiriti, con un'attitudine completamente disincantata. Non crede più a nulla, tanto meno agli spiriti. Un giorno però riceve una cartolina che gli consiglia di visitare la stanza 1408 del "Dolphin Hotel" di New York. Il suo atteggiamento è sempre scettico, ma quando non riesce a prenotare quella stanza e soprattutto quando incontra il direttore dell'albergo, l'inquietantissimo Samuel Jackson, che fa di tutto per scoraggiarlo mostrando la storia e le foto dei morti precedenti in quella stanza, la tensione si fa altissima. La stanza 1408 fa paura, veramente, e non per i soliti effettacci horror, ma perché è prima di tutto un luogo della mente, in cui non ci sono mostri da poter sfuggire, ma persone che abbiamo amato e il dolore e i sensi di colpa che ci portiamo dentro. "1408" è un film horror che nella prima parte mette inquietudine e nella seconda si fa straziante. Ben fatto!
martedì, novembre 20  "Homecoming" diretto da Joe Dante nei "Masters of Horror" è un capolavoro e lui è un genio. Sono combattuta, non so se raccontare la trama o meno. Perché io non ne sapevo nulla e ho beccato l'inizio pensando "Oh, che palle un altro film di zombie", ho assistito all'omicidio della protagonista pensandolo un tradimento, ho guardato il classico sottotiolo "quattro settimane prima" e la voce fuori-campo che raccontava l'accaduto con una determinata predisposizione d'animo, e mi sono trovata in tutt'altro film rispetto a quello che mi sarei immaginata, dato le premesse. "Homecoming" è un film molto politico, con un assunto di base totalmente giustificato pur nella sua inverosimiglianza, tragicissimo pur usando toni ironici come solo Dante sa fare. E' un film di zombie? Sì, ma questi zombie hanno un cervello che funziona e hanno una missione da compiere, a tutti i costi. Niente può ucciderli, non sono come gli altri zombie, e moriranno in pace solo dopo aver assolto quell'ultimo compito. Strategie televisive, giornalistiche e politiche tenteranno di fermarli e mostreranno la loro vera anima, marcia e putrefatta. L'ultima inquadratura? Uno zombie e sullo sfondo la classica bandiera americana. Zombies will save us! Un capolavoro da vedere assolutamente, in qualunque modo.
venerdì, novembre 16
Ma quanto mi piacciono gli incontri fra telefilm! In America è stato appena trasmesso un episodio lungo in cui il mitico Gil Grissom di "CSI Las Vegas" e Jack Malone di "Senza traccia" si incontrano per risolvere dei casi correlati. Ho visto qualche video dello storico incontro e qui ne posto uno. Mi chiedo come faranno a fare la stessa cosa in Italia visto che "CSI" è trasmesso da Italia 1 e "Senza traccia" da RaiDue. Speriamo non venga risolto il problema non trasmettendolo. In tal caso sarei pronta a una rivolta popolare!
P.S. Ma quando terminano gli ormai inguardabili "CSI Miami" e "CSI New York"? Voglio Grissom!
mercoledì, novembre 14  Continua la mia visione dei "Masters of horror". Questa volta è toccato a "Pick me up" di Larry Cohen. Questo episodio mi ha francamente deluso. La storia in sè non era particolarmente originale, ma avrebbe potuto comunque essere una buona base, peccato che lo svolgimento sia veramente da stato catatonico. Un bus va in panne in mezzo alla solita strada in mezzo al nulla e gli sfortunati passeggeri si trovano a dover avere a che fare non con uno, ma con ben due serial killer. I quali poi, scoperta l'esistenza l'uno dell'altro, invocheranno l'esclusività del proprio territorio (e prede) di caccia. Alcune scene interessanti ci sono, soprattutto nel motel, peccato che anneghino nel mare di noia dovuta a una lentissima scansione dei tempi. E' questo il difetto più eclatante: tutto si svolge senza ritmo, con scene e personaggi che vagano, tornano e ritornano, e la tensione inevitabilmente ne risente. Se poi Cohen avesse terminato il film cinque minuti prima, evitando quel ridicolo colpo di scena, il film ne avrebbe senza dubbio beneficiato, e pure gli spettatori.
venerdì, novembre 09  Un'amica qualche tempo fa mi ha fatto notare che fra i miei scrittori preferiti non c'era nessuna donna. Non ci avevo mai fatto caso! Mentre inserivo con santa pazienza la mi alibreria virtuale su Anobii mi sono anche accorta che fra i miei libri avevo pochissime scrittrici! La cosa mi dispiaceva e ci ho meditato su. Mi sono fatta anche consigliare scrittrici che potessero piacermi. Ecco, il risultato per ora è sconfortante. Spulciando nella mia libreria ho tratto un po' di conlusioni. Carol O'Connell mi era piaciuta subito, "Susan a faccia in giù nella neve" è un ottimo libro, ho comprato anche i successivi, ma il declino è stato inarrestabile, la formula abbastanza ripetitiva e la mancanza di linfa creativa nuova me l'ha fatta decadere. Ero stata una fan della Cornwell, mi piacevano le indagini del suo medico legale Kay Scarpetta, ma pian piano anche qui tutto è decaduto, sono entrati elementi simil peggiore delle soap e pure la scrittura ha lasciato a desiderare. Avevo letto anche Kathy Reichs, un po' un clone più serio della Cornwell, ma non mi ha mai preso veramente. I consigli recenti delle mie amiche per far sì che io possa inserire nella mia lista di autori preferiti almeno una donna mi ha portato a leggere Fred Vargas, la Highsmith e Gimenez-Bartlett. Che dire? La Vargas non mi è piaciuta per niente nè come scrittura nè come intrecci nè come personaggi, e in più (lo so) è stata penalizzata ai miei occhi da una pessima traduzione. Della Highsmith ho letto "Sconosciuti in treno" e ho saltato intere frasi, il finale e quello che ci sta dietro non mi è piaciuto. La Gimenez-Bartlett è simpatica, i personaggi sono interessanti, ma le trame all'acqua di rose mi hanno lasciata piuttosto indifferente. Insomma, non ho ancora trovato una scrittrice donna che mi dia lo stesso senso di morte, disperazione, unpolitically correctness, amor tragico di Izzo, Ellroy, Wambaugh. Consigli?
martedì, novembre 06  Della serie meglio tardi che mai, approfittando dell'uscita del cofanetto DVD della prima stagione dei " Masters of Horror", ho cominciato a vederli. Per chi non lo sapesse, i "Masters of Horror" sono film in digital, trasmessi su una tv americana via cavo e quindi senza problemi di censura, e diretti dai maggiori registi esperti di horror. Ovviamente qui in Italia non sono arrivati via tv e ogni commento è superfluo. Comunque per ora ho visto il primo "Cigarette burns" diretto dal mitico John Carpenter e ne sono rimasta folgorata. Questo è vero meta-cinema! Si inizia con l'arrivo di un ricercatore di film rari che viene chiamato da un collezionista. La casa è inquietante, la prima locandina appesa al muro è quella di "Nosferatu", e quando il collezionista si volta scopriamo che è Udo Kier! Vi basta? Il ricco collezionista sta cercando un film rarissimo e maledetto, "La fin absolue du monde", ovunque sia stato proiettato ha scatenato crisi di violenza inenarrabile, e anche solo l'azione del cercarne l'unica copia rimasta fa sì che si entri nell'anima del film e se ne rimanga infettati. Comincia la ricerca, attraverso l'anima delle persone, attraverso i più oscuri desideri e perversioni. Ci sono alcune ingenuità, ma alcune scene sono veramente memorabili, soprattutto per quello che ci sta dietro, il non detto sulla visione di un film, sul ruolo del regista e sulla fiducia dello spettatore. Dice un personaggio: "Noi arriviamo in sala e ci mettiamo nelle mani del regista, fiduciosi, pensando che non avrà intenzione di superare certi limiti". E se un regista decidesse di superare certi limiti? C'è da pensarci su, d'ora in poi, tutte le volte che siamo al cinema e si spengono le luci.
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