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mercoledì, ottobre 31
 
"Ratatouille" è un capolavoro ed è uno spartiacque nel mondo dell'animazione digitale. Mentre all'inizio la sfida era riuscire a imitare la realtà, ormai questo obbiettivo è raggiunto. Basti vedere lo splendido panorama di Parigi o l'incredibile verosimiglianza dell'acqua in cui cade il simpaticissimo topolino Remy. Ormai le capacità tecniche sono date per acquisite, si potrà migliorare sì, ma sarà questione di sfumature. E "Ratatouille" è la cima di questa perfezione. E proprio per questo Brad Bird si è permesso di fare un passo in avanti, di usare l'animazione per creare inquadrature altrimenti impossibili. Ed ecco gli splendidi inseguimenti a velocità forsennata "ad altezza di topo" fra i cunicoli, sotto ai mobili, fra la gente, o la scena subacquea con Remy che rischia di annegare e quasi si trattiene il fiato assieme a lui. La storia? Chi non la sa? Remy è un topolino buongustaio, che ama assaporare quello che mangia e che anche per questo cammina "come un canguro", per non doversi lavare sempre le zampe davanti prima di mangiare, perché non vuole sentire il sapore di zampe sporche assieme al cibo ingerito. Remy ha un sogno e un eroe: diventare un cuoco come il famoso chef parigino Gusteau. Non dico altro, perché anche la trama è parte del miracolo di questo film intelligente e divertentissimo. Remy crede in un sogno, ed è questo che lo fa andare avanti, gli fa sfidare la sua natura di topo, il pessimismo giustificato di suo padre, la cattiveria e l'invidia del capo-cuoco, la diffidenza di tutti. Eccezionale la figura del critico Ego (nomen omen), potentissimo critico gastronomico, dall'aspetto gracile e cadaverico. Ma il bello di "Ratatouille" è che il lieto fine non è trionfale, non tutti vengono convinti dai sogni di Remy, anzi pochi sono quelli che credono in lui. Sono pochi, ma sono quelli giusti. Una grande lezione di umanità da parte di un piccolo topolino dal naso e dalle zampette rosa.     
postato da emanuelazini | 16:52 | commenti (9)


venerdì, ottobre 26
 
Ma l'avete mai letta "Cronaca Vera"? Cosa mi sono persa finora! L'avevo spesso sentita nominare, ma non le avevo mai dato troppo peso. Poi me lo sono ritrovata davanti, al supermarket, e non ho resistito all'acquisto un paio di mesi fa. Sono rimasta basita. Ho comprato anche l'ultimo numero. Quando vado al super e c'è, la prendo. Capita raramente, suppongo vada a ruba o ne ordinino poche copie, non saprei. Mi si è aperto un mondo, inquietante, esilarante, preoccupante, allucinante... Ricordo che quand'ero ragazzina amavo leggere "Stop", la carta faceva schifo, di foto ce n'erano pochissime, ma le storie di cronaca erano impagabili! Beh, direi che "Cronaca Vera" gli assomiglia molto. Prima di tutto: i titoli! Ma che meraviglia sono?! Il qualunquismo da bar è il punto di riferimento del titolista. Qualche esempio? "Uno li mette al mondo e poi..." (figlio che ammazza i genitori ovviamente), "Hai alzato la voce e io t'ammazzo - Evidentemente c'è chi pensa che per chiarirsi non serva parlare", i colori sono giallo, rosso e nero, un pugno in un occhio graficamente parlando. Le foto sono sgranate, in bianco e nero. Alcune storie sono involontariamente comiche: una povera bambina malata, che sta bene solo ascoltando le canzoni di tale Omar (e chi è?) e sua mamma che la porta a qualsiasi concerto. Oddio, mi dispiace ovviamente per la povera bimba, ma bisognerebbe vedere Omar e la sua orchestra per capire perché la cosa fa pure un po' sorridere.  "Una brutta indigestione ha ucciso le asine spazzine", e anche lì, povere asine! Ma caspita, leggi che un Comune ne aveva prese 5 per fare da spazzine, ma due sono morte di indigestione perché facevano troppo la bella vita e chi doveva occuparsene non si capacita della loro fine. Vogliamo parlare della posta? C'è l'esperto di sesso e una gli scrive: "Ho una passione per il fallo del mio ragazzo. Lo tengo in mano e mi sento rabbrividire. Sono normale? Mi sento sporca." Ci sono gli annunci matrimoniali e quelli un po' tristezza però me la fanno venire. Quanta solitudine e miseria c'è al mondo. Foto di tantissime cubane, giovanissime, che cercano marito e tutte scrivono "non importa l'età". Ah, tornando ad argomenti ameni, c'è anche la classifica del miglior... barbiere! Non so come abbiano fatto a stilarla, mi sono persa i numeri precedenti. E c'è il concorso delle miss! Ogni settimana vengono pubblicate le foto delle aspiranti e la vincitrice del mese (suppongo) ottiene la copertina! Stendo un velo sulla finezza delle pose delle ragazze che ci partecipano... C'è anche l'angolo giallo, e quella è roba seria! C'è un racconto a puntate di Stefano Di Marino, si parla di Lansdale, del Grinzane... Insomma, come ho fatto a rimanere senza "Cronaca Vera" per tutti questi anni?    
postato da emanuelazini | 17:23 | commenti (13)


giovedì, ottobre 25
 
Mi sono persa tutta la prima stagione di "Criminal minds". Difficile tenere dietro a tutte le proposte di telefilm sfornate dalle varie reti. C'è chi mi parla bene anche di "Heroes", ma non ce la faccio proprio. Comunque ho cominciato a guardare questa serie per caso e devo dire che non mi dispiace affatto. Gli sceneggiatori ormai vanno col pilota automatico quando si tratta di creare le tipologie dei personaggi, per cui c'è sempre il capo saggio alla Grissom, la tipa un po' squinternata ai computer stile Abby di NCIS... Mi piace molto l'ambientazione, ossia l'Unità di Analisi Comportamentale dell'FBI a Quantico. Facile intuire che si siano ispirati al mitico John Douglas per il personaggio del capo Gideon. Alcuni episodi sono più indovinati di altri, l'ultimo con Gideon che doveva a tutti i costi far parlare un terrorista di Al Qaeda entro poche ore per scoprire il posto dell'attentato è stata una magistrale battaglia di menti, parole e strategia. Cercherò di continuare a seguirlo.   
postato da emanuelazini | 16:44 | commenti (6)


martedì, ottobre 23
 
Più di due anni fa incappai in questa locandina. Pubblicizzava "Dear Anne - The gift of hope", se ne parlava come uno dei primi film in 3d italiani a respiro internazionale. Un teaser trailer era stato presentato al Festival di Venezia del 2005 e lo si può trovare qui. Ideatori Picciau su sceneggiatura di Malini, con la casa di produzione creata ad hoc "263 Films", chiamata così in onore del numero civico in cui abitava Anne Frank. Infatti la storia avrebbe dovuto far rivivere Anne Frank. Il link alla casa di produzione non c'è più, non è una mia dimenticanza. E non l'avete nemmeno perso al cinema, non vi è sfuggito. Purtroppo questo film non è mai uscito e voci di corridoio si susseguono. Chi dice che sia finito, chi che manchino almeno 20 minuti del finale, chi che se ne siano andati via tutti gli animatori... Ho cercato notizie su un paio di forum di animatori e qui c'è un thread abbastanza illuminante e riassuntivo. Da lì sono andata a cercarmi chi fossero Picciau e Malini e ho scoperto che prima di questo avevano fatto "L'uovo" sicuramente con miglior fortuna. Ho così scoperto gli albori dell'idea di fare un film sulla Frank. La data di uscita del film da quel Natale 2006 è sempre stata spostata in avanti. Le ultime notizie ne parlavano come pronto per Natale 2007. C'è da crederci? Alcuni partecipanti ai forum con una certa cognizione di causa (in quanto avevano lavorato nell'animazione del film) sostenevano invece che ci fossero stati gravissimi problemi organizzativi, con gli stranieri famosi che, avendo visto lo scarso controllo produttivo, avevano fatto il minimo indispensabile, facendo lavorare (e male) la manovalanza e poi se n'erano tornati in patria una volta spremuta ben bene la produzione, tanto che i veri animatori non avevano ancora ricevuto parte dei pagamenti... A chi credere? I "263 studios" vicino a Milano che fine hanno fatto? E soprattutto riusciremo mai a vedere "Dear Anne" o si tratterà dell'ennesimo magna magna all'italiana?    
postato da emanuelazini | 16:52 | commenti (5)


venerdì, ottobre 19
 
La data è perfetta per parlare di questo mockumentary (finto documentario) che ha come base un evento che sarebbe dovuto accadere oggi: l'assassinio del presidente Bush. Oddio, la morte non si dovrebbe augurare a nessuno, ma non è che la cosa, se fosse accaduta, mi avrebbe riempito di disperazione. Quante ore mancano al cambio di data?
A parte queste riflessioni, "Death of a president" è un film la cui tesi si potrebbe esaurire in una ventina di minuti. Ossia: pur di accusare la Siria e Al Qaeda, l'amministrazione americana è pronta a falsificare prove, accusare innocenti forzando la veridicità di prove sospette e testimonianze inattendibili. Purtroppo questa non è fantascienza, ma realtà di cui ci siamo resi conto quando non sono state trovate le famose armi di distruzione di massa in Irak, quindi niente di nuovo sotto al sole. Anche qui un siriano che passava di lì, aveva avuto contatti con gente non proprio raccomandabile ed era stato mandato in un campo d'addestramento a sua insaputa da cui era fuggito perché contrario, viene accusato di essere l'omicida. Si scoprirà poi che il "male" è molto meno straniero e lontano di quanto ci si aspetti e che il colpevole era un americanissimo ex soldato. Anche questo non stupisce più di tanto, basti pensare alla bomba al palazzo dell'FBI ad Oklahoma City, colpevole un ex-veterano della Guerra del Golfo. Insomma un film le cui tesi sono già state superate dalla realtà e che quindi non ha nemmeno più l'effetto di stupire. Peccato, perché la messa in scena e l'uso di filmati è piuttosto inquietante, molto, molto verosimile.       
postato da emanuelazini | 18:26 | commenti (3)


mercoledì, ottobre 17
 
Promemoria: stasera il Dr. House è stato spostato su Canale 5 e ne faranno due episodi di seguito. Per questa volta lo guarderò in diretta. Temo però che la "promozione" abbia come effetto collaterale l'invadenza di interruzioni pubblicitarie ben oltre i limiti della mia sopportazione. La prossima volta lo registro e me lo guardo usando quella magnifica invenzione che è il fast forward.  
postato da emanuelazini | 18:11 | commenti (11)


martedì, ottobre 16
 
Posso fare un attentato di lesa maestà e dire che il film dei Simpson non mi è piaciuto particolarmente? Forse avevo troppe aspettative, leggevo che gli autori avevano aspettato e ci avevano lavorato per 18 anni per riuscire ad avere un copione che fosse all'altezza... E poi? La montagna ha sfornato un topolino. Ricordo perfettamente almeno cinque puntate televisive con storie e trovate molto superiori a quelle di questo film. Che Homer rischi di combinare qualche catastrofe ambientale non è la prima volta, che Bart sogni un padre diverso non stupisce più, che Marge minacci il divorzio è ordinaria amministrazione. Certo, c'è la solita argutissima ironia, le sottigliezze che fanno sogghignare a salvare il tutto, ma non posso perdonare a Groening di aver reso Flanders qui quasi comprensibile. L'occhio benevolo su Flanders da lui non lo accetto! E' anche vero che in sala ero circondata da un pubblico televisivo che schiamazzava facendo il tifo per Homer nei momenti più da videogame, più urlati e la cosa mi ha piuttosto indisposto. Perché capisci la grandezza dei Simpson solo se li guardi con la coda dell'occhio, se sposti il focus di osservazione un po' più in là, ed è lì che trovi substrati di ironia, intelligenza e arguta presa per i fondelli di tutto ciò che è "normalmente accettato". Ecco al cinema ho provato a guardare più in là sullo schermo, ma c'era meno del solito da scorgere e questo ai Simpson non posso perdonarlo. Gli voglio troppo bene!           
postato da emanuelazini | 18:59 | commenti (10)


lunedì, ottobre 15
 

Grazie a tutti. Mi hanno fatto molto piacere i vostri commenti di incoraggiamento. Ricomincio. Ma da dove ricomincio? "Planet terror" mi sembra un buon inizio!
Non so dire se "Grindhouse" mi sia piaciuto. Ascolti tutti quei dialoghi senza costrutto e pensi: "Che due palle", ma poi Tarantino ti frega, fa una scelta che non ti aspetti e il film ricomincia riconquistando la tua attenzione. Poi ci sono di nuovo quei dialoghi senza costrutto, ma questa volta ti piacciono. Come c'è riuscito? Sì, ok, "Grindhouse" mi è piaciuto, anche se non so nemmeno io bene perché e non mi è rimasto dentro. 
 Sono andata a cercarmi in rete il fake-trailer diretto dal mio amato Rob Zombie "Werewolf women of the SS" e caspita, perché non ne fa un vero film? Ora poi che giungono voci dall'America secondo cui il suo "Halloween" è un mezzo passo falso. 
 E "Planet terror"? Sì, mi è piaciuto molto. Mi ha entusiasmato per la messe di idee assurde e la fantasia in libertà, per il gusto trash che campeggia in ogni inquadratura, per il coraggio e la capacità di far sogghignare mostrando cose schifosissime, per le mani morte della dottoressa, per le siringhe, per gli zombie schifosi, per la gamba posticcia della splendida McGowan, per la musica alla Carpenter (mi procurerò la colonna sonora), per l'inquadratura della camminata di Tarantino con intime parti di sè in liquefazione, per i bubboni spremuti, per lo spiegone para-scientifico finale, per gli infiniti rimandi a film del passato, per il ritmo e i dialoghi, per la ricetta perfetta della carne, per il bambino con la pistola, per il rullo mancante, per il finale finto bucolico...
Rodriguez ha fatto meglio di Tarantino.

postato da emanuelazini | 17:28 | commenti (12)