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venerdì, giugno 29
 
Piacevolissimo incontro quello di ieri alla Sherlockiana con Altieri ed Evangelisti in occasione della presentazione dell'ultimo libro della trilogia di Magdeburg "Il demone" di Altieri. Evangelisti, su domanda di uno del pubblico, ha raccontato quali attori gli erano stati proposti dalle varie case cinematografiche per vestire i panni del temibile inquisitore Eymerich. Il più quotato era stato Jeremy Irons e in effetti non ce lo vedo affatto male. Poi gli erano stati proposti Jude Law (mah!) e Daniel Day Lewis (uhm). Io non vedrei male nemmeno John Malkovich... Evangelisti dubitava che si sarebbe mai fatto un film con protagonista Eymerich nonostante i diritti gli vengano pagati annualmente per l'esclusiva. Ma la proposta che ha lasciato tutti di stucco come interprete e che la dice lunga sulla lungimiranza e la visione filmica dei nostri cinematografari è stato Gigi Proietti!!! Ce lo vedete un Eymerich "romanaccio" con la faccia di Proietti???!!!    
postato da emanuelazini | 16:49 | commenti (23)


mercoledì, giugno 27
 
Andare al "BizzarroFilmFestival" è un'esperienza! Prima di tutto arrivarci in treno non è facile, un paesino vicino a Ravenna, Alfonsine, e una stazione ferroviaria molto simile a quella dei western. Non c'è nessuno e ti viene il dubbio che incontrerai nuovamente la proprietaria del bar della stazione da qualche altra parte, forse sarà la proprietaria dell'albergo in cui alloggerai o colei che consegnerà il premio al Festival... E poi la gente! Gli organizzatori e il pubblico sono variopinti, tatuaggi e piercing escono qua e là da mise particolari, abiti in latex, stivaloni, parrucche e corsetti vari. Gli usuali canoni estetici con cui viene giudicata bellezza e bruttezza non hanno più ragione d'esistere, anche i canoni della cosiddetta morale qui vengono considerati un accessorio inutile. Un premio consistente in un buono sconto viene dato da un noto sexy shop della zona e va speso entro il giorno successivo. Appese alle pareti del cinema c'erano le fotografie di tale Hikari Kesho, nome d'arte di un italiano appassionato di bondage giapponese. Alcune foto notevoli, altre abbastanza stereotipate. Fra una serie di corti e l'altra c'è stata un'interessante spiegazione riguardante la creazione di fruste in pelle da parte di Adam Kadmon, altro italico appassionato di fetish, S/M et similia. I corti? C'era un po' di tutto. Un simpatico corto d'animazione di un disegno "vestito" in latex che cercava l'amore tra le varie illustrazioni dei giornali, uno dei soliti film incomprensibili dalle pretese autorali, ma a cui ho smesso di credere decenni fa (troppo facile non far capire un tubo e dire di essere dei geni!), un bel corto sui problemi mentali di una donna (che ha vinto il premio come miglior attrice) anche se col Bizzarro a mio parere aveva ben poco a che fare, alcune masturbazioni egocentriche di vari autori, qualche spunto interessante, qualche scopiazzatura a "Hostel" & C., qualche corto che ti lascia con il classico "E allora?", qualche bella fotografia (che significa che la sceneggiatura fa schifo)... Non parlo di "Pink forever" di Scovazzo perché sarei di parte, essendo un amico, ma insomma, a mio parere era il film migliore di quelli che ho visto e fortunatamente si è aggiudicato il premio come miglior attore. Premiazione con tappeto rosso, cena in cui non ho mangiato quasi nulla a causa della presenza di animali strani nel piatto tipo camoscio & C. (non sono vegetariana, ma ho molti limiti non oltrepassabili)  e domenica in attesa del treno passata nel bar della piazza del paese. Una vera esperienza straniante, vecchietti centenari (o che almeno lo sembravano) sbucavano qua e là e arrivavano al rallentatore a sedersi all'ombra, negozi deserti, un silenzio da film western e... sono sicura che la proprietaria del bar della stazione fosse anche quella che mi ha servito il gelato nell'unica gelateria aperta del paese.     
postato da emanuelazini | 17:54 | commenti (7)


venerdì, giugno 15
 

Carina l'iniziativca di FilmTv di questa settimana. Hanno indetto un sondaggio che scade il 20 Luglio. Bisogna mandare via mail  un mini elenco. La richiesta è questa: "nella vostra vita di spettatori cinematografici, qual'è la scena che vi ha fatto più paura, quella che vi ha fatto più ridere, quella che vi ha fatto più piangere e quella che vi ha eccitato di più? Una scena sola e non più di una riga di commento". Non sono stata lì tanto a pensarci non avevo troppo voglia di scavare nella mia memoria cinematografica, per cui butti lì le prime scene che mi vengono subito in mente.

Paura: il rumore del triciclo che corre nel corridoio in "Shining". Perché il sangue non basta. La paura è qualcosa che sta nella mente, non negli occhi.

Ridere: e va beh, la scena del water rotto in "Scemo & più scemo". Perché a volte è così bello ridere sentendosi irrimediabilmente idioti.

Piangere: io piango sempre, difficile scegliere. Direi "Million dollar baby" quando Clint spiega il significato della frase scritta sull'accappatoio da pugile di Hillary Swank. Perché "mai sottovalutare le conseguenze dell'amore".

Eccitare: non in senso erotico, credo! Comunque "Star Wars" quando Luke Skywalker chiude gli occhi e spara, facendo saltare la Morte Nera. Perché la Forza è sempre con me!        

postato da emanuelazini | 15:23 | commenti (13)


giovedì, giugno 14
 
Ho cercato di lasciare il più grande possibile questa immagine di un'installazione di Luigi Serafini al PAC di Milano perché la qui presente "Lady C" può rendere benissimo l'idea dell'arte e del talento di Serafini, a chi non lo conoscesse. Serafini si era fatto conoscere anni fa attraverso il suo "Codex Seraphinianus", rarissima enciclopedia fantastica alla Linneo, edita da FMR nel 1981, racchiudente tutti i campi dello scibile umano, scritta in un linguaggio inesistente, raffigurante animali, personaggi e città fantastiche, dal grandissimo potere evocativo. Il Codex è stato recentemente ripubblicato da Rizzoli. Al PAC ci sono molte tavole originali di quel Codex, ma non solo. Serafini è un iperrealista fantastico, dalla fantasia sfrenata. I suoi personaggi, che hanno spesso un'immagine cartoonesca, nasondono sempre e comunque un messaggio inquietante, disperante, orrorifico e straniante. Entri al PAC e ti trovi in mezzo a un vero luna-park immaginifico, tra gomitoli con le gambe, Teseo e il Minotauro intenti a ballare il tango, una mucca creatrice di hamburger, uno strano coniglio, la specie dei mezzi-tonni, un'enorme "Autorità Aviaria", formule matematiche incomprensibili, una sala dedicata al culto della luna con le musiche appositamente create per lui da Danny Elfman... Impossibile descrivere le opere e soprattutto le sensazioni che queste opere di Serafini lasciano. So solo che questa è stata una delle migliori mostre d'arte che abbia visto negli ultimi anni. Chiude il 17 Giugno (e quel giorno l'entrata è gratis!) e secondo me vale assolutamente la pena andare a vederla!    
postato da emanuelazini | 16:35 | commenti (2)


mercoledì, giugno 13
 
E' da due settimane che sto meditando sul perché "Zodiac" mi sia piaciuto. Sarà per questo mio eccessivo meditare che mi sono distratta e un ladro mi ha rubato la borsa? Per fortuna poi l'hanno ritrovata, ho perso cellulare, occhiali e macchina fotografica, ma almeno non ho dovuto rifare i documenti... Ma tornando a "Zodiac", se ragiono a mente fredda di difetti gliene trovo. La sceneggiatura va qua e là, i personaggi appaiono, vengono abbandonati, tornano, speri rimangano (si capisce che sto parlando del mio amato Robert Downey Jr.? ) ma riscompaiono fino ai titoli esplicativi di coda, la storia sembra lineare, ma non lo è, mi chiedo ancora il significato di certe location, avevo già letto il libro di Graysmith per cui già sapevo tutto. Eppure mi è piaciuto molto. Mi è piaciuto perché mi ha ricordato quei film di giornalismo dei primi anni'80. Perché tutti gli attori avevano le facce giuste (Mark Ruffalo/Dave Toschi su tutti) e avevano la rara dote di saper recitare senza farlo troppo vedere. Perché The Zodiac c'è, ma non è un serial killer alla "Seven" (come si aspettavano alcuni degli spettatori che ho sentito lamentarsi alla fine del film), è qualcosa di più sottile, è la sfida e l'ossessione di tre uomini, è un codice crittrografato, un paio di film, dei cartelloni cinematografici, una marca di orologi. Perché anche le musiche erano quelle giuste. Perché durante gli omicidi tu sei accanto alle vittime, le pugnalate e gli spari li senti nel tuo corpo, tu spettatore lo sei, ma a pochi centimetri da quello che accade. Perché non vedi l'ora di scappare da quel seminterrato, i brividi lungo la schiena li senti veramente mentre ti volti e raggiungi quella porta chiusa. Perché anche tu vuoi guardarlo negli occhi. Perché The Zodiac è diventato un po' anche una tua ossessione...           
postato da emanuelazini | 16:38 | commenti (1)