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giovedì, maggio 31 L'amica che mi ha consigliato Malet mi ha anche messo in mano "Morti di carta" di Alicia Gimenez Bartlett e anche per questo le sarò eternamente grata. Nulla sapevo di questa scrittrice e della sua simpaticissima coppia di protagonisti, Petra Delicado, ispettrice di polizia a Barcellona, e il suo vice Fermin Garzon! Petra ha un caratterino niente male, è sarcastica, eufemisticamente non ha una grandissima opinione degli uomini, e con il suo vice ha un rapporto particolare, litigano su cose personalissime come una vecchia coppia sposata ma poi Petra inevitabilmente si offende sempre, fa valere la propria autorità e mette il veto sull'eventualità di parlare di cose personali. Ovviamente poi è lei stessa a disattendere il proprio veto. Qui i due sono alle prese con un'intricata vicenda che li porterà a frugare nel gossip più bieco (stile Corona e Mora per intenderci) e a fare gustosissime trasferte a Madrid, per risolvere l'omicidio di un giornalista che tutti vorrebbero vedere morto proprio per la sua propensione a occuparsi dei panni sporchi altrui. Devo dire che la storia in sè non mi ha esaltato particolarmente, l'ho trovata un po' troppo ingarbugliata, con troppi finali e con un colpevole un po' scontato (e se lo capisco io...), ma approfondendo la bibliografia della scrittrice ho capito che di libri con storie migliori ne ha pubblicati, per cui non vedo l'ora di seguire le ulteriori vicende di questa magnifica coppia di ispettori spagnoli!
mercoledì, maggio 30 Ma i blog sono in crisi? Sono mancata un mese da questo mondo e già prima la mia presenza si era un po' diradata. Ora ho un po' più di tempo per fortuna per scrivere, un po' meno per fare un giro dagli altri blog. L'altra sera però da casa ho cominciato a dare un'occhiata ai miei links e mi sono accorta che molti non vengono aggiornati da moltissimo tempo, in altri c'è un post alla settimana quando va bene, altri sono stati chiusi, altri hanno cambiato registro e si sono messi a scrivere d'altro. Anche quelli storici e un tempo seguitissimi mi pare diano segni di stanchezza. Io stessa non trovo più molto interesse a leggerli tutti, a leggere le opinioni di chiunque su qualunque cosa. Mi sono accorta che sto diventando più settaria. Ci sono alcuni blog per me imprescindibili, ma sono molti meno di un tempo. Non provo neppure più tanto piacere a navigare da un blog all'altro come facevo un tempo. Da un commento all'altro per scoprire nuovi blog, nuove opinioni, nuove vite. Non so se sia una mia cosa personale o un andamento generale. Mi sembra che il blog sia uno strumento un po' solipsistico, tranne alcune fortunate eccezioni anche recenti, e per forza di cosa destinato prima o poi a esaurirsi. La gente cambia, la gente vive, la gente si muove. Io stessa rispetto a qualche tempo fa vedo molta meno tv, mi interessa meno subire passivamente quello che mi propinano, ne scrivo di meno. Io stessa mi chiedo cosa scriverò domani o dopo, che piega prenderà il mio blog, perché mi sento cambiata e in qualche modo si deve vedere. Guardo gli altri blog per cercare di capire dove si sta andando, ma trovo spesso solo stanchezza. Temo che i blog stiano passando di moda, da una parte per fortuna, dall'altra chissà. La sentite anche voi aria di crisi?
lunedì, maggio 28  Ieri alla Galleria Sozzani sono andata a vedere la mostra fotografica " World Press Photo 2007", il premio che seleziona le tre migliori foto di reportage dell'anno in base a diverse categorie. Questa qui sopra è la vincitrice di una delle categorie principali e una volta tanto non sono assolutamente d'accordo sulla scelta. E' stata scattata in Libano e mostra l'enorme differenza di status odierno, gente ricca e con un'immagine glamour occidentale e sullo sfondo le macerie della guerra. La cosa inquietante è che è troppo simile alle fotografie di moda, l'impressione è che sia ben poco estemporanea. Non voglio credere che questo gusto per la patinatura stia influenzando anche la realtà del reportage giornalistico, anche quello più tragico. Lo considero un pessimo segnale. Tutto è spettacolo? Il mainstream glamour sta inglobando e fagocitando tutto? Fortunatamente non tutte le foto vincitrici sono così, ce ne sono di sporche, buie, fuori fuoco, impressionanti nella loro crudezza, implacabili nel mostrare le miserie dell'animo umano, inquietanti nel mostrare cosa siamo diventati... La fotro che non riesco a togliermi dalla mente è un'altra. La foto di due promessi sposi americani, lei con in mano il bouquet, un bel vestito, con uno sguardo triste in macchina. Perché quello sguardo? Perché il fidanzato accanto a lei è vestito in alta unifrome, molte medaglie, è un reduce dall'Iraq, ed ha il viso sfigurato, è completamente ustionato, il cranio deformato, i lineamenti irriconoscibili, lui guarda in basso, verso di lei; la sua espressione è per forza di cose indefinibile. La didascalia riporta che lei gli è stata accanto un anno in ospedale, aspettando che si riprendesse. Mille pensieri passano nella mentre mentre guardi quella foto. Finché ci saranno fotografi di questo livello il mondo non sarà perduto.
mercoledì, maggio 23  E così è giunta anche in Italia la serie "Ugly Betty", protagonista una ragazza bruttina, sgraziata, vestita in modo orribile, residente in un quartiere periferico, ma intelligente, dotata di intraprendenza e sorprendentemente assunta dal direttore di un'importante rivista di moda. Le prime due puntate non è che mi abbiano particolarmente entusiasmato, anche perché già nella seconda la ripetitività del copione era palese. C'è sempre la parte invidiosa della Redazione che vuol mettere i bastoni tra le ruote al neo-capo e a Betty sabotando idee, fotografi, progetti ecc. Tutto si sistema alla fine grazie all'intelligenza creativa di Betty, che riesce a volgere a suo favore i problemi, stravolgendo le regole e i preconcetti del mondo dell'immagine in cui lavora. Il giochino è semplice, i personaggi sono grotteschi e volutamente (?) stereotipati, c'è questa aura di stupidità e leggerezza che non sono proprio nelle mie corde. Ha vinto due Golden Globe, ma non so proprio se continuerò a guardarlo.
martedì, maggio 22  Io sto sempre aspettando che Ellroy sforni qualcosa di più che libretti con racconti gonfiati fino a farli sembrare romanzi brevi o antologie curate da lui, con all'interno un suo racconto, per invogliare l'acquisto. Incredibilmente a quest'ultima antologia per ora sono riuscita a resistere, anche se non so per quanto. Nel frattempo cerco di scovare qualche scrittore che mi possa non dico dare le stesse emozioni, ma ricordarmi almeno la stessa atmosfera. Recentemente ho trovato questo Steve Monroe e il suo " Chicago, 1957". Tutto gira intorno a un match di boxe, Junior sembra un nuovo talento, molti credono in lui, molti lo considerano un'occasione di riscatto, quasi tutti i protagonisti di questo romanzo lo considerano l'ultima spiaggia, l'ultima possibilità per uscire dal giro, per credere in qualcosa, per andare avanti, per credere ancora in un eroe... Ma Junior è in grado di sopportare un peso del genere? I segnali che dà sono contraddittori, a volte sembra in grado di sconfiggere chiunque, altre volte si mette a piangere e ha crisi d'ansia solo guardando un film. Junior ha un segreto. Ma non è l'unico. Soldi, interessi e amore si intrecciano, i tradimenti di amicizie e patti che parevano indissolubili saranno inevitabili, le pagine corrono veloci come i protagonisti della vicenda, verso quello che sembra un destino fatale, per tutti, o forse no. Consigliato a chi ha nostalgia del vero Ellroy. Io intanto ho comprato anche " Chicago, 1946" dello stesso autore.
lunedì, maggio 21 La Manu non è di sinistra perché si incazza nel vedere le bandiere rosse cinesi in Paolo Sarpi. Perché non fa l'operaia e non si alza presto la mattina. Perché le stanno sulle balle i rom. Perché le stanno sulle balle anche le tribù della Brianza con polenta e capriolo. La Manu non è di sinistra perché quando ha letto che un sedicente gruppo di Comunisti Combattenti ha piazzato una specie di auto-bomba contro Cofferati ha pensato: "Buon segno! Vuol dire che Cofferati sta facendo qualcosa di giusto!". La Manu non è di sinistra perché quando va a votare (a sinistra) ogni volta si tura il naso per farlo e pensa: "Se si potesse votare contro qualcuno lo farei, ma dato che devo votare a favore di altri per essere contro qualcuno, mi tocca". La Manu non è di sinistra perché si vergogna di certe leggi buoniste, dell'indulto, del sentire una rappresentante del governo dire che è una buona idea il kit dato ai genitori lombardi per fare il test anti-droga ai figli, del buonismo miope, delle connivenze sinistrorse, della cultura dell'accoglienza senza guardare in faccia chi si sta accogliendo... La Manu non è di sinistra perché pensa che certe persone le chiuderebbe in galera e butterebbe via la chiave fregandosene del reinserimento nella società. La Manu non è di sinistra perché quando parla con certi di sinistra viene considerata di destra, mentre quando parla con certi di destra viene considerata di sinistra. La Manu non è di sinistra perché ascolta i suoi amici storicamente di sinistra, che si dicono schifati, che la prossima volta voteranno a destra, addirittura Forza Nuova, e lei li guarda con tristezza, ma comprensione. La Manu non è di sinistra e quindi dovrebbe limitarsi a parlare di dischi, libri e film. La Manu non è di sinistra perché un po' si vergogna a dirlo e ultimamente se ne vergogna sempre di più.
Sono tornata. Ringrazio ironicamente Olidata che nel delirio lavorativo ha pensato bene di piallarmi l'HD in un pc comprato a Gennaio e pure la scheda di rete. Ringrazio tutti quelli che hanno chiesto mie notizie e chi ha scritto commenti nel post prededente. Non passavo di qui perché mi faceva tristezza vedere il mio blog abbandonato.
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