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lunedì, aprile 16
 

Non posso esimermi da dire la mia sulla questione "cinesi a Milano". Dire che sono incavolata nera è poco e non me ne frega niente di essere politically correct, ma... Ho fatto il liceo in quella zona, quando ovviamente non era in mano loro, quando si andava in Paolo Sarpi a fare shopping e non c'erano decine di schifosissimi negozietti che vendono paccottiglia. L'ho vista cambiare. L'ultima volta che ci sono stata, circa sei anni fa, per comprare un cellulare la negoziante italiana ha servito me e poi si è messa a parlare in cinese con dei ragazzetti che sono entrati, e mi ha detto: "Eh se qui non parli cinese non sopravvivi". Immagino che i ragazzetti capissero perfettamente anche l'italiano, ma la legge del commercio è quella che conta. Perché ci stupiamo? I cinesi arrivano con molti soldi, presi non si sa dove, e quando ricevi un pagamento in contanti nettamente superiore al prezzo di mercato, perché mai non dovresti accettare di cedere a loro la tua attività o la tua casa? I cinesi hanno la mentalità della transazione, per cui tutto si aggiusta, una mano lava l'altra. E perché non dovrebbero andare bene in una Milano come quella dei giorni odierni, in cui ciò che conta è la morale dei soldi?  Arriva il console cinese e si permette di dire che non è giusto questa vessazione nei confronti di gente che lavora e porta soldi. Parole chiarissime e limpidissime: chi  porta soldi può anche essere aldisopra della legge. Del resto Tangentopoli non è scaturita dalla stessa mentalità? Addirittura Pechino vorrebbe sapere cosa sta succedendo. Beh, a loro chiederei cosa sta succedendo in Tibet, ma qui in Italia i nostri politicanti hanno troppo a cuore gli affari per poter rischiare un incidente diplomatico e il rifiuto dei precedenti accordi commerciali. I cinesi si sentono perseguitati, del resto che male fanno? Stanno lavorando, ed è questo ciò che conta, per loro. E chissenefrega se Sarpi , una delle vecchie vie milanesi, è stata completamente snaturata, senza un'identità, piena di negozi all'ingrosso? Beh, ma hanno ragione a lamentarsi, finora a loro è bastato "mettersi d'accordo", una mano lava l'altra in nome dei soldi... Ora qualcuno ha tentato di mettere delle regole, senza flessibilità, ed ecco spuntare la rivolta. Ma dove cavolo le avevano tutte quelle bandiere cinesi? Ora tutti si accorgono di loro, che arrogano diritti in nome del lavoro e del denaro. Cosa volevamo aspettarci? La mentalità cinese è alla massima potenza la mentalità di un certo occidente, che ha sostituito la morale e i ricordi con il commercio e i soldi... Ogni volta penso a un libro di Terzani, in cui lui racconta comne i cinesi abbiano rovinato l'Asia, come si siano infiltrati nei posti di potere e abbiano relegato la popolazione locale a subalterni semplicemente perché non avevano la stessa mentalità del profitto... I cinesi hanno rovinato il gusto orientale per la riflessione. Qui hanno trovato terreno più fertile, le basi c'erano già, anche se loro lo fanno più scopertamente, più pervicacemente... Ora ci si accoorge dei cinesi, della loro mentalità, escono le solite cose del fatto che non muore mai un cinese, che parlano benissimo l'italiano, ma se ne fregano, che è una comunità chiusa. Tutto vero. Cosa si può fare? Io personalmente cerco di non comprare cose fatte in Cina, ma non è sempre possibile, spesso c'è il monopolio. Io non ho votato questo sindaco, ma parafrasando Moretti, spero che "faccia qualcosa di destra" e metta almeno dei limiti a queste zone franche cinesi in uno stato italiano. Concludo con una nota di colore, altrimenti non si capisce che sono comunque incavolata nera: mercoledì i cinesi si ritroveranno in Comune, arriveranno anche dall'Europa e addirittura dal loro paese d'origine. Mi piacerebbe andarci e prenderli tutti a calci nel sedere  urlando in milanese "Ma va a lavurà al tò paes, barbun"!          

postato da emanuelazini | 13:13 | commenti (58)


lunedì, aprile 02
 
La settimana scorsa sono stata al centro sociale Conchetta a vedere la presentazione di un libro il cui argomento mi aveva incuriosito non poco: "Allucinogeni e Cristianesimo - Evidenze nell'arte sacra" di Fulvio Grosso e Gilberto Camilla. I due autori fanno parte della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza, di cui uno dei due siti segnalati è sottoposto a sequestro cautelativo da parte dell'autorità giudiziaria. Insomma, non potevo certo restare indifferente! L'argomento è presto detto: in molti dipinti, vetrate, iconografie di arte sacra vi sono presenti degli strani alberi, che, secondo gli autori, non sarebbero altro che funghi allucinogeni e precisamente, molto spesso, si tratterebbe di amaniti muscarie! I due autori consideravano anche piuttosto inquietante il silenzio omertoso riguardo a queste evidentissime prove. Si sosteneva anche che il famoso frutto di Adamo ed Eva non fosse la mela, ma un'amanita muscaria, tanto è vero che mangiandolo i due avevano ricevuto l'Illuminazione della Conoscenza e furono cacciati dal Paradiso perché se avessero mangiato anche l'altro albero, quello della Vita, sarebbero diventati uguali agli Dei! Di diapositive con funghetti ovunque in vari quadri , icone e vetrate sacre quel sabato ne ho viste a profusione. Teoria affascinante, ma mi fermo qui.     
postato da emanuelazini | 19:41 | commenti (13)