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martedì, febbraio 27  Ieri era il terzo anno di vita dell' "Associazione Culturale Giallo& Co." nata per sostenere la Sherlockiana alias Libreria del Giallo di Via Peschiera a Milano e promuove il noir in Italia. La Sherlockiana è proprio come te l'aspetti, una libreria di quelle vere, non un supermercato del libro, ma una boutique in cui i libri vengono ancora considerati come mezzi per diffondere cultura e non meri strumenti per guadagnare. La proprietaria Tecla Dozio sa creare la giusta atmosfera, non permette a nessuno di prendersi troppo sul serio, l'ironia e soprattutto l'autoironia regnano sovrane sia fra i clienti, che fra i soci che fra gli scrittori stessi. Nessuno può atteggiarsi a intellettuale, perché i libri sono cultura sì, ma soprattutto i libri noir sono cultura della strada, guardi fuori dalla finestra e leggi, esci per strada e scrivi. Ogni tanto vai a guardare il calendario e scopri che c'è Lansdale, Deaver, Crais, Lucarelli, oppure qualcuno di meno conosciuto, ma sai già che dopo ti potrai fermare a chiacchierare, perché qualcuno lì c'è sempre con cui hai piacere di parlare e se non conosci nessuno, beh, lo conoscerai. Se sei iscritto all'Associazione poi partecipi anche a degli incontri dedicati, delle cene in cui ognuno porta qualcosa da bere o da mangiare, si fanno dei giochi con in palio dei libri... Se sei iscritto all'Associazione sei un Gechino e ti danno la tessera; vuoi mettere la soddisfazione? Tecla è un po' un'utopista e mi piace per questo. Un esempio? Molti anni fa aveva scoperto che un ragazzino adolescente entrava in libreria e ogni tanto rubava un libro. Lei non gli diceva nulla, perché per lei era più importante il fatto che quel ragazzino preferisse rubare un libro per leggerlo rispetto al guadagno perso! Dove la trovi una così? Tutto questo per dire che la Sherlockiana è una di quelle librerie che è ormai difficilissimo trovare e che considero un dovere sostenere. Ci si può iscrivere compilando questo modulo e magari ci si vede lì alla prossima presentazione.
mercoledì, febbraio 21  " Teo-sofia" è un mediometraggio indipendente italiano che ho avuto modo di vedere recentemente e che mi è piaciuto moltissimo. Ovviamente e tristemente di una distribuzione, che non sia via web, non se ne parla, per cui ho pensato bene di fare un po' di pubblicità ai suoi autori, perché se lo meritano! E' la storia di Teo e Sofia, e del loro incontro via chat, dei primi approcci, il passaggio alla webcam, si passa a un tentativo di sesso virtuale fino al fatidico incontro in una misteriosa e poco rassicurante festa a cui ci si arriva bendati. L'idea della messa in scena secondo me è geniale! Siamo in una società in cui il medium impera, in cui sentimenti ed emozioni arrivano mediati da sms, mail, mms, telefonate, video e nessuno si stupisce più. E questo "Teo-sofia" viene girato completamente attraverso un medium che riporta le immagini dei due! Per cui vediamo le loro chat sui rispettivi monitor, seguiamo i loro spostamenti grazie alle videocamere sul luogo di lavoro, nelle metropolitane, agli sportelli Bancomat, assistiamo alle loro videotelefonate col nonno in ospedale... Ironia e tristezza si mescolano molto bene in questa storia d'amore fugace e solipsistico. Da scaricare e vedere!
martedì, febbraio 20  "Inland Empire" è come il pellegrinaggio a Santiago de Compostela. C'è chi non lo affronterà mai perché non gli interessa, chi ha paura di non farcela e se ne sta a casa, chi lo affronta e rinuncia a metà, chi decide di affrontarlo ma mantenendo determinati agi e chi lo affronta pronto a tutto. Questi ultimi quando arrivano alla fine sanno di far parte di un nuovo gruppo, quelli che ce l'hanno fatta e hanno in comune una nuova esperienza. Perché le tre ore del film di Lynch sono un'esperienza esoterica, psicologica, straniante e affascinante, inquietante e disturbante. Ne esci prosciugato, perché l'anima ti è stata risucchiata nel vortice di immagini e riferimenti, suoni e dialoghi che non ti aspetti. Di fianco a me c'era uno che russava e dall'altra parte uno che giocava col cellulare, paradigmi di personaggi che il pellegrinaggio o lo cominciano da metà strada o si fermano definitivamente a una locanda lungo la strada, ed entrambi dicono di averlo fatto. Il coraggio di vivere tutto fino in fondo però è un'altra cosa. E' lo stesso spirito di avventura e brivido di eccitazione che ho sentito entrando nell'unico cinema a Milano in cui lo danno. Pionieri di nuove frontiere e di nuovi cammini, grazie a Lynch.
giovedì, febbraio 15  Ogni tanto fa bene tornare bambini, e uno dei modi migliori è andare a vedere uno spettacolo di Arturo Brachetti. Per un'ora è mezza sono tornata a un'età che variava dai 5 ai 12 anni, a bocca aperta, guardando le magie scenografiche e dell'incredibile trasformismo di Brachetti. Il pretesto è banale, Arturo è all'interno di una soffitta che deve sgomberare. Nell'attesa del camion dei traslochi, ne approfitta per riscoprire i vecchi ricordi e i giocattoli di quando era bambino. Il primo tempo è dedicato all'infanzia, a quella visione magica del mondo non ancora intaccata dalla realtà. Nel secondo tempo c'è un'evoluzione, la realtà entra nel mondo infantile, ma trasfigurata attraverso la misteriosa e immaginifica macchina del cinema! Ed ecco così apparire a una velocità incredibile i vari personaggi, da Chaplin a Frankenstein, da Julie Andrews a King Kong, da Esther Williams a Liza Minnelli! L'ultima parte dedicata a Fellini e ai suoi personaggi è la più commovente. Fantasia al potere! In mezzo ci sono giochi di prestigio, luci, fuochi, colori e una scenografia molto evocativa... Guardavo e pensavo: "Qui sono dentro al film "The Prestige"!!!" ed ecco il finale, in cui Brachetti è sul palco e un paio di secondi dopo lo vedi arrivare dal retro del teatro. Che abbia anche lui la macchina di Tesla?
mercoledì, febbraio 14  Ieri sera è ricominciato "Lost". E chi se ne frega? Nel senso che, armata di buoni propositi mi sono messa a guardarlo, fingendo di provare un interesse, che invece non avevo. Le perplessità sono cominciate quando non ho capito che era iniziato il telefilm, ma pensavo fosse la solita pubblicità di orologi mistificata. Quando hanno cominciato a fare i primi flashback/flashforward ci sono stati da parte mia i primi segni di cedimento. Un duro colpo l'ho subito quando dalla famosa (?!) botola è scaturita la luce, idea innovativa che ricordo da "Incontri ravvicinati del terzo tipo" e anche molto prima. Le mie palpebre si sono chiuse in un sonno ristoratore subito dopo aver scoperto che l'abitante della botola era lo stesso che aveva curato la caviglia a Jack e gli aveva pronosticato il miracolo. Lì i miei dubbi sul fatto che stessi assistendo a una colossale presa per i fondelli sono diventati certezze e mi sono addormentata. Mi sono risvegliata giusto in tempo per vedere che la corrente aveva portato incredibilmente i naufraghi di nuovo sull'isola, alla faccia delle forzature di sceneggiatura! Sono rimasta sveglia il tempo per guardare l'inizio di "Supernatural", vedere la mamma appiccicata sul soffitto e avvolta dalle fiamme, l'autostoppista fantasma e...
lunedì, febbraio 12  Lo so, siamo solo a Febbraio, ma penso di aver già visto quello che per me sarà il peggior film del 2007, ossia "Hannibal Lecter"! Due ore di prevedibilità totale, un record direi. Iniziano i titoli di testa e sai già quello accadrà nella mezz'ora successiva e questo capita di minuto in minuto. Un cannibale come Hannibal che terribile trauma può aver avuto da piccolo per farlo diventare così? Bando ai psicologismi, meglio riportare tutto a una scena di cannibalismo attraverso cui gli vengono colpiti gli affetti più cari ed ecco creato il mostro Hannibal! Peccato che della vera anima del vero doctor Lecter, che ho imparato ad amare in "Manhunter", "Il silenzio degli innocenti" e "Red dragon" (in "Hannibal" no purtroppo) non ci sia traccia. Nei manuali per principianti di sceneggiatura si insegna che un messaggio non arriva al pubblico solo perché viene ripetuto decine di volte a parole (vedi tutti i protagonisti che dicono che Hannibal è diventato un mostro senza cuore), ma bisogna trovare il modo di farlo sentire e vedere! Evidentemente gli sceneggiatori di questo film non hanno letto nemmeno un manuale. Il protagonista ha due espressioni, catatonica o ghigno cannibalistico. La trovata dell'affascinante zietta giapponese che lo alleva, gli insegna l'arte della spada e del saper composto a tavola è involontariamente ridicola. I dialoghi sono da film di serie z, me ne ricordo solo uno: "Hannibal, stai attento perché i ricordi sono come i coltelli, possono ferire". La trama si può ridurre in un soggetto di due righe (voglio essere generosa). Devo continuare? Meglio di no. Stasera mi riguarderò la scena finale di "Manhunter" e danzerò sulle note di "In a gadda da vida" per esorcizzare questa pessima visione!
venerdì, febbraio 02  Non avevo mai letto nulla di Léo Malet e su consiglio di un'amica, che conosce bene i miei gusti, ho preso " La vita è uno schifo" e ne sono rimasta folgorata! Viene considerato uno dei romanzi capostipite del noir francese e mi chiedo come ho potuto farne senza fino ad adesso. Il protagonista è un gran bastardo, io uno così bastardo non l'avevo mai letto. Eppure ti ci affezioni. Ti ci affezioni anche se durante una rapina ammazza il padre della donna di cui è perdutamente innamorato e poi va a casa a farle le condoglianze, leggi che l'ha ammazzato perché aveva gli occhi di lei, ma poi le ammazza anche il marito... Ti ci affezioni anche se non ha la minima esitazione a sparare e uccidere, mai. Ti ci affezioni anche se ammazza un suo compagno anarchico rivoluzionario, perché è ferito grave? No, solo perché lo irritano i suoi discorsi volgari delle sue varie avventure amorose e glielo dice mentre lo uccide. Ti ci affezioni anche se distrugge tragicamente la vita amorosa del suo compagno gobbo e ancora in minima parte innocente. Tutti sono un ostacolo, perché la vita è uno schifo e lui non riesce proprio a starci dentro. La morte lo accompagna ovunque, persino lo psichiatra da cui va e da cui riesce ad aprirsi un poco, glielo dice: la morte e la pistola sono le sue compagne. Lui pensa di non poter far godere nessuno, e se qualcuno è felice con lui è perché finge. Il ragionamento non fa una piega, nemmeno quando ha accanto la donna dei suoi sogni e fa l'amore con lei. A uno così ti ci affezioni perché non può che finire così e ti dispiace, anche se era un gran bastardo.
giovedì, febbraio 01 Un breve post per avvisare che sono viva. Mi si è rotto il frigorifero per cui sono due giorni che vago tra casa e ufficio. Spero di riuscire a risolvere entro oggi pomeriggio, contando sul buon cuore dei tecnici. Nel mio frigo purtroppo non c'erano dei simpatici coniglietti, ma la bellezza di 31°!
Oggi sono ospitata da "MilanoNera blognoir" con un post su un libro interessante, ma anche piuttosto agghiacciante: "Cannibal", la vera storia del cannibale di Rotenburg e della sua vittima consenziente.
A presto (spero)!
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