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giovedì, novembre 30
 
Si è conclusa com'era prevedibile la storia degli ex (e ci tengo a sottolinearlo) coniugi Martignoni, lui non si rassegna al divorzio, ammazza lei e poi si ammazza. Quello che mi fa incavolare, e non è la prima volta che accade, sono i titoli dei giornali (Morti abbracciati come Romeo e Giulietta) e i commenti dei parenti di lui (L'ha amata fino all'ultimo). Ma stiamo scherzando?! Questa è l'ennesima storia di violenza spacciata per amore estremo. Vogliamo chiedere a lei se è stata contenta di morire in quel posto abbracciata al suo omicida? Se ha divorziato da lui ci sarà stato un motivo! E se lui non si era rassegnato ad averla persa fino ad arrivare a questi estremi, non è simbolo di un grande amore, ma di un grande egocentrismo. Lui non si rassegnava al fatto che la ex moglie fosse altro da lui, non fosse una sua cosa di cui disporre. L'unico modo per poterla riavere è stato annullarla uccendola e quindi reificandola un'altra volta. Non è il primo divorziato che uccide moglie e figli e parenti (di lei) vari! Io in queste storie non ci vedo assolutamente nulla di romantico e mi sembra pericoloso alimentare questa aura di romanticismo quando in realtà c'è solo violenza. Chi ama veramente vuole il bene dell'altra persona, concetto semplice, ma si sa, non fa notizia.  
postato da emanuelazini | 16:09 | commenti (13)


mercoledì, novembre 29
 
Ho nostalgia di Jean-Claude Izzo.
Quando ho letto l'introduzione a questo suo libro postumo, dedicato a chi ha nostalgia di questo grande scrittore marsigliese prematuramente scomparso, ho pensato che quello fosse il libro adatto a me. E' stato difficile trovare questo "Aglio, menta e basilico". L'ho letto in una sera, pronta a rientrare almeno per qualche minuto nell'atmosfera dei suoi romanzi, nella Marsiglia di Fabio Montale, il suo protagonista. E invece niente, solo qualche breve eco delle emozioni passate, ma niente di più. Tutto troppo breve e con una sensazione di deja vu. Mi dispiace tanto, ma temo che dovrò tenermi questa incurabile nostalgia per Jean-Claude Izzo.  
postato da emanuelazini | 17:28 | commenti (5)


martedì, novembre 28
 
Ieri sera sono stata all'Auditorium a vedere Diamanda Galas. Come si può descrivere a parole un'emozione sensoriale che riecheggia nel cuore? Come si può far provare con un post le vibrazioni dell'anima provate nell'ascoltare la magnifica voce di Diamanda? Come si può spiegare chi è Diamanda per chi non la conosce? Ieri è stata una serata magica, in cui nessuno voleva andare via; a furor di popolo, quando le luci si erano già alzate e gli applausi e le urla continuavano, le luci si sono riabbassate e lei ha fatto un altro bis, per quelli che erano rimasti, per chi ci aveva creduto, per chi le diceva "We love you". L'ultima sua frase, prima di uscire è stata "I love you, too". La voce di Diamanda non è per tutti e questo è un esempio; lancia acuti spettacolari in cui si intersecano tre tonalità contemporaneamente, aldilà dell'umano. Il modo in cui canta, in cui suona il pianoforte, la sua gestualità, il suo vestito, tutto è passione ed estremismo, senza vie di mezzo. O la ami o la odi. Una signora davanti a me si tappava le orecchie, un ragazzo vicino a me aveva le lacrime agli occhi. "Guilty guilty guilty" è il nome del suo spettacolo, canta in inglese, francese e anche in italiano, canta Edith Piaf, Johnny Cash e Screamin' Jay Hawkins, ma tutto viene trasfigurato dal suo personalissimo modo di cantare. Quello di ieri è stato un indimenticabile "momento perfetto" in cui senti l'armonia dell'Universo e tutto è perfettamente accordato.
postato da emanuelazini | 13:26 | commenti (18)


venerdì, novembre 24
 
Mi rendo conto che vedere "V per vendetta" senza aver prima letto il fumetto di Moore da cui è stato tratto può essere un bene o un male. Non ho un metro di riferimento e a volte è un bene non averlo, puoi goderti il film in sè, senza fare paragoni, quasi sempre perdenti con fumetti o libri. Il film mi è piaciuto, anche se certe scene sono un po' tirate via, avrei voluto più approfondimento nella psicologia di V e di tutti i personaggi e i momenti clou non arrivano all'apice, avrebbero potuto essere molto meglio. Anche perché la storia è bella, Guy Fawks, la maschera, la storia di V, l'incontro con Evey, la forza dell'idea che sopravvive anche alle pallottole... Mi sono commossa nel finale, ma avrebbe potuto toccarmi molto di più se le scene fossero state orchestrate e dirette meglio: le rose, la morte, la rivoluzione, le bombe, la nuova generazione... Al posto di McTeigue ci sarebbe voluto un vero regista/autore, uno all'altezza di grandi temi e grandi immagini in grado di supportare idee importanti. Un buon film che avrebbe potuto essere ancora meglio.
postato da emanuelazini | 16:35 | commenti (11)


giovedì, novembre 23
 
E così è finita la seconda stagione del "Dr. House" con due ottime puntate, l'ultima molto lisergica. Ho dovuto ripensare a tutto l'episodio dopo la visione per riuscire a capire cosa fosse vero e cosa no, cosa non è mai accaduto... E lo sapevo che sarebbe finito sul più bello! Bellissima questa puntata molto mentale, un esame di coscienza molto profondo, lui che cammina normalmente, che chiede scusa, che sviene... Oddio, questi indizi avrebbero dovuto farmi capire subito che non poteva essere vero! Quando mai lui si comporta così?! In America sono ovviamente già alla terza stagione inoltrata, si dice che i prossimi episodi qui arriveranno nell'autunno 2007. Mi sembra lontanissimo. Intanto nel sito ufficiale della Fox hanno fatto un sondaggio: "Di quale dottore vi fidereste maggiormente in una situazione d'emergenza?". Il 36% ha detto House, il 22% Shepard di "Grey's Anatomy", il 21% Kovac di "E.R.", il 7% la Weaver sempre di "E.R."...  Io avrei aggiunto anche Carter, ma resta certo che vorrei House a salvarmi, anche se so che mi tratterebbe malissimo!
postato da emanuelazini | 17:17 | commenti (18)


mercoledì, novembre 22
 

 R.I.P.

postato da emanuelazini | 14:53 | commenti (6)


martedì, novembre 21
 
In questo blog ho scritto raramente di teatro per un motivo sempliissimo, ci vado molto raramente perché non lo seguo, non l'ho mai seguito e difficilmente riesco a emozionarmi quando ci vado. Sono stata all'Out Off a vedere Danio Manfredini in "Tre studi per una crocifissione" convinta da una mia amica, che l'aveva visto quindici anni prima e da allora lo stava aspettando per rivederlo. Mi sono letta qualcosa prima di andare: il titolo è preso da un'opera di Francis Bacon, il primo studio è tratto dalle esperienze di Danio all'interno di una struttura psichiatrica, il secondo studio prende il personaggio di un travestito dal film di Fassbinder "Un anno con 13 lune" e il terzo è ispirato dal drammaturgo Koltes e ha come protagonista un extracomunitario all'interno di una città europea. Manfredini è bravissimo, sta in scena per più di un'ora e mezza da solo, si immedesima perfettamente nei tre personaggi tanto da sembrare completamente persone diverse, nello studio finale il suo tip-tap è di un'intensità veramente notevole. Tornata a casa ho letto una sua intervista molto interessante e ho capito cosa ci sta dietro. Insomma, lui è un grande e lo spettacolo mi è piaciuto: Ma non mi ha toccato nel profondo, l'ho apprezzato, ma solo razionalmente. E' tutto troppo lì, troppo vicino, troppo reale, mi mancano le scenografie, le dissolvenze, le location, la colonna sonora, gli stacchi, gli effetti speciali per potermici tuffare anche emotivamente! Ecco ognuno ha i suoi limiti e io non mi sento predisposta geneticamente per il teatro. Mi dispiace. Ma che ci posso fare?
postato da emanuelazini | 13:43 | commenti (5)


venerdì, novembre 17
 
"Il mio ultimo pensiero sarà per te". Sembra una frase bellissima. Beh, certo. Però dipende da chi la dice. Se a dirla è Geremia (un fantastico Giacomo Rizzo), uno strozzino viscidissimo e orribile, la frase assume una valenza molto più inquietante. Geremia ha come soprannome "cuore d'oro" perché pensa di fare del bene alle persone, prestando loro i soldi. Il problema è che quando Geremia ti presta i soldi, entra anche nella tua vita, non hai più una vita privata e lui può anche arrogarsi il diritto di scegliere le bomboniere del matrimonio. Non si salva nessuno nell'ultimo film di Sorrentino "L'amico di famiglia", nè i brutti nè i belli. Sono tutti falsi, attaccati ai soldi, bugiardi, ipocriti... E questa volta nemmeno "le conseguenze dell'amore" possono salvarli, cambiarli, farli riflettere su se stessi. Laura Chiatti è bella, non ha mai subito umiliazioni perché è sempre stato il padre a proteggerla; può quindi permettersi di essere altera e sprezzante. Quando si troverà a subire un'umiliazione, questo non la farà riflettere su se stessa, ma come uno schiacciasassi andrà avanti. Geremia è brutto, è tirchio fino all'inverosimile, abita in una stamberga con la madre immobilizzata a letto, è viscido. E' facile vederlo come cattivo. Ma le sue vittime non sono da meno, non riesci nemmeno a stare dalla loro parte, perché l'unico loro valore sono i soldi, esattamente come Geremia, solo che loro hanno una facciata più presentabile. E l'Agro Pontino è la location perfetta, le paludi dell'anima... Sorrentino in questo film non ha più speranza, non ci dà più speranza, non ci dà nemmeno eroi, ma solo vinti e nessun vincitore, ognuno guarda alla propria "roba" e andare in Tennessee è solo uno sguardo vuoto, non è nemmeno più un sogno.      
postato da emanuelazini | 14:07 | commenti (11)


mercoledì, novembre 15
 

 

 

 

 

Comincia oggi con questo mio post dedicato alla presentazione dell'ultimo libro di Faletti la mia collaborazione con MilanoNera blognoir. Ringrazio Paolo Roversi per il graditissimo invito!

postato da emanuelazini | 11:47 | commenti (11)


martedì, novembre 14
 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi ho visto sul Corriere che D'Alema in questi giorni è in Cina. Sta avendo buoni rapporti diplomatici con quel paese. Beh, la cosa che mi fa molto incavolare è che come al solito le ragioni economiche prevalgano su tutto. Il ministro cinese si è lamentato per l'accoglienza che è stata data al Dalai Lama qualche settimana fa a Roma, dato che viene da loro considerato un "dissidente secessionista". D'Alema ha rassicurato il ministro dicendo che il Dalai Lama non aveva assolutamente parlato di secessione e quindi... Che delusione. Oggi mi sento di dire solo questo: Free Tibet!

postato da emanuelazini | 17:51 | commenti (8)


lunedì, novembre 13
 
Avviso subito, questo post sarà uno spoilerone gigante, per cui si astenga chi non ha ancora visto e ha intenzione di vedere il film. L'altra sera ho noleggiato "X-Men 3" e non ho capito un tubo della storia! Riassumendo: i normali hanno scoperto che c'è un bambino con il potere di normalizzare il gene mutante e la sua influenza è molto forte, anche chi solo gli si avvicina perde i poteri. Grazie al bambino una casa farmaceutica ha creato un vaccino, chi vuole fra i mutanti può iniettarselo e diventare "normale". I mutanti cattivi decidono che ciò non è giusto, è una cosa un po' nazista, la polizia usa delle armi con il vaccino incorporato... Decidono di assaltare la casa farmaceutica, che è sull'isola di Alcatraz,  per impadronirsi del bambino. Gli X-Men vogliono impedirglielo ed ecco la lotta furibonda, vincita dei buoni e lieto fine. Ok, ma a dir la verità io ero d'accordo con i mutanti cattivi! Gli X-Men hanno liberato il bambino, ma che fine ha fatto? Perché poi è tornata la pace tra umani e mutanti? Perché il mutante è ritornato alla Presidenza? Il vaccino non c'è più? Boh...   
L'unica cosa che posso dire è che Hugh Jackman ha sempre un suo perché, e che il film avrebbe potuto essere molto più bello se avessero lasciato un po' da parte certi effetti speciali e si fossero un po' di più concentrati sulla psicologia dei mutanti, la possibilità di tornare normali, il desiderio e la paura...  Tutte queste emozioni appaiono sul viso dell'uomo blu e peloso quando, avvicinandosi al bambino con una mano, se la vede diventare normale. Ecco, però se c'è qualcuno che mi spiega la storia, mi fa un favore. 
postato da emanuelazini | 12:48 | commenti (11)


giovedì, novembre 09
 
Martedì sera c'è stata la prima puntata di "Milonga station", la nuova trasmissione di Lucarelli. Ieri Splinder faceva i capricci e non ho potuto postare le mie impressioni. Così nel frattempo ho meditato e ne ho letto anche la recensione di Aldo Grasso. Beh, lui è stato più cattivo, io ho una grande stima per Lucarelli quindi non sono così drastica, ma vedendo il programma abbiamo purtroppo avuto la stessa impressione: un deja-vu di Baricco e il suo "Pickwick". Ai tempi mi era piaciuto, forse perché non avevo mai letto nulla di Baricco. Ora, col senno di poi, non riesco più a farmi piacere un programma così narcisista. Ma Grasso dimentica una cosa fondamentale: che Lucarelli non è Baricco! Lucarelli sa scrivere bene, ha alle spalle una trasmissione di tutto rispetto e solida (non aria fritta insomma) come "Blu notte" e non è un vanesio. Il problema è che "Milonga station" ha la stessa vanità intellettuale di "Pickwick" e questo mi fa un po' piangere il cuore. Dall'altra parte però Lucarelli è sempre lui, e si vede nella sostanza di quello che si è visto.  Il tema e la parola portante della serata era "Eroe", il libro portante era "Il vecchio e il mare"... E' stato un piacere rivedere i film della vecchia Hollywood, Spencer Tracy, Henry Fonda... Il fil rouge è stato:  "La parola ai giurati", la canzone "Il disertore" di Vian , Rigosi a bordo ring intervista lo scrittore Franchini sull'eroismo della boxe e lui cita una frase della Dickinson "Mi piace uno sguardo di dolore, perché so che è vero", la canzone di Capossela "Il pugile sentimentale", il romanzo "Un anno sull'altipiano" di Emilio Lussu, Simona Vinci intervista Marcello Fois che mi lascia perplessa definendo i nuovi eroi per la nostra società i protagonisti dei reality che soffrono la fame in tv (io non sono così pessimista!), una canzone su Che Guevara, l'interessantissimo "Il silenzio del mare" di Vercors e il film omonimo di Jean-Pierre Melville (nella Francia occupata un ufficiale tedesco prende alloggio in una casa in cui abitano un anziano signore e la figlia, i due non gli parleranno mai, mentre lui tutte le sere dice loro "Vi auguro la buona notte", fino al finale...), l'intervista a una scolaresca per capire chi sono per loro gli eroi (Wolverine, i pompieri...), Lorenza Indovina viene inquadrata mentre seduta su una panchina legge mentalmente (voce off) un racconto di Carver, il trio Lucarelli, Rigosi, Vinci si riuniscono per intervistare i fondatori dell'Associazione Libera, che si prefigge di usufruire dei territori confiscati alla mafia, legalità organizzata contro criminalità organizzata. Finisce così, dopo 40 minuti. Approfondirò alcune informazioni, seguirò anche le prossime puntate, ma io Lucarelli non ce lo vedo proprio in una trasmissione così, è troppo alla Baricco e anche se, come dico sempre,  starei ad ascoltarlo anche solo leggere l'elenco telefonico, non riesco a non vedere un'inquietante svolta verso una rischiosa vanità. Per fortuna ci saranno anche altre nuove puntate di "Blu notte". 
postato da emanuelazini | 17:21 | commenti (14)


martedì, novembre 07
 

Mi sono dovuta arrendere all'evidenza. Non riesco a seguire tutte le serie di telefilm che vorrei. Mi manca il tempo, avrei bisogno di un clone, di un'organizzazione mentale sufficiente per teere sotto controllo la programmazione e registrare... Così mi ero rassegnata, avevo perso "24". Ecco, per colpa di un post di Ava/Desordre, di cui mi fido e che mi ha messo la pulce in un orecchio, sono stata risucchiata dal vortice del dubbio. Forse avevo fatto male a perderlo? Insomma non ho resistito ed ecco che ho approfittato della scadenza dei punti Saturn per prendere il cofanetto della prima serie di "24"! L'altra sera ho cominciato a vederlo. Sono rimasta affascinata da ciò che non sapevo, cioè che ogni serie rappresenta un giorno nella giornata lavorativa di Jack Bauer, dell'unità antiterrorismo americana e che ogni episodio è in tempo reale e copre esattamente un'ora della sua giornata. Ho cominciato a vedere il primo, da mezzanotte all'una, poi non ho resistito e ho guardato anche il secondo, dall'una alle due, e poi anche il terzo dalle due alle tre e poi quando mi sono resa conto che l'orario di Bauer si stava pericolosamente avvicinando al mio orario ho deciso fosse il caso di andarmene a dormire. Però sarebbe carino vedere ogni episodio all'ora esatta! Insomma, questo per dire che sono entrata nel tunnel di "24"...

P.S. Stasera ore 23.40 su RaiTre torna Carlo Lucarelli con una nuova trasmissione "Milonga Station"!

postato da emanuelazini | 17:14 | commenti (6)


lunedì, novembre 06
 

Che splendida giornata quella di sabato!!!

Di pomeriggio ho visitato per la prima volta l'Acquario di Genova. Siamo arrivati un po' tardi, per cui non siamo riusciti a vederlo completamente, ma quello che ho visto è stato spettacolare! Soprattutto la vasca delle razze... Un'enorme vasca in cui nuotano decine di razze di tutti i colori. La cosa bella è che non appena ti sporgi sul bordo, loro si avvicinano perché vogliono essere accarezzate! Ovviamente è permesso, c'è anche un cartello che spiega come: vanno toccate brevemente, stando attenti agli occhi e alle branchie. La cosa buffa è che se non le accarezzi loro si sollevano dall'acqua e sbattono le pinne per farsi notare! Un vero spettacolo. Interessanti e bellissime anche le vasche degli squali, dei pinguini, le meduse, la stanza buia con i cilindri illuminati e gli specchi... Voglio assolutamente tornarci per vedere la stanza dei colibrì e il "dietro le quinte", ma soprattutto per passare almeno un'ora ad accarezzare tutte le razze, ma proprio tutte! Un consiglio: non lasciate l'auto nel parcheggio a pagamento, ma incustodito a fianco del porto! E' un posto rischioso. Hanno scassinato l'auto dei miei amici e rubato tutto quello che c'era nel baule! Meglio parcheggiare molto vicino alla biglietteria o in un parcheggio custodito.

Alla sera c'è stato il meraviglioso concerto degli Ianva al Teatro Boggiano di Bolzaneto! Ho già parlato del loro disco "Disobbedisco!", secondo me un capolavoro e sapevo che sarebbe stato un evento indimenticabile, ma non immaginavo sarebbe stato così memorabile! Impossibile spiegare a parole l'atmosfera, i brividi nel sentire le percussioni, le chitarre, i duetti di Stefania e Renato, l'incredibile presenza scenica di Stefania, una vera diva di altri tempi... So per certo che non solo nei miei occhi sono corse lacrime di commozione sentendola cantare "Amsterdam" di Brel in una versione intensa e carica di pathos. E' stata anche una bellissima occasione per conoscere dal vivo persone a cui tengo molto...  Una notte indimenticabile che mi ha fatto tornare a casa alle 5.40 con il cuore colmo di emozioni! 

postato da emanuelazini | 16:03 | commenti (8)


giovedì, novembre 02
 

 

Leggo proprio ora che nella primavera 2007 dovrebbe aprire a Milano la prima sede stabile (non semplici seminari) dell'Actor Studio e della New York Film Academy. Sono anche già aperte le pre-iscrizioni per dei corsi intensivi di sei settimane da Aprile ad Agosto per attori e registi. Bisogna ringraziare di questa opportunità Edoardo Costa, e questo un po' mi preoccupa, ma stiamo a vedere come evolve la cosa...   

postato da emanuelazini | 17:58 | commenti (6)