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martedì, ottobre 31  Girovagando sui programmi Sky si trovano sempre programmi particolari, alcuni interessanti, altri preoccupanti. L'altra sera sono capitata su Discovery Channel mentre trasmettevano " The Last 24 Hours of..." in cui viene ripercorsa l'ultima giornata nella vita di vari personaggi. La puntata era dedicata a Sid Vicious. Sicuramente le sue ultime 24 ore erano state pregne di avvenimenti. La morte di Nancy per mano sua mentre erano entrambi strafatti di droga, la sua incriminazione anche se non lui ricordava assolutamente nulla, la scarcerazione, il rischio di morire per overdose, il ritorno a casa della madre, il tentativo di suicidio con i pezzi rotti di una lampadina, il ricovero in ospedale, il ritorno a casa, l'ultima overdose e la morte. Io ero convinta che Sid si fosse suicidato per il rimorso di aver ucciso la sua compagna Nancy, ma non è così. Vengono intervistati anche alcuni suoi amici, fra cui chi aveva lasciato una dose di eroina alla madre con la raccomandazione però di dargliela un po' per volta... C'era anche Malcom McLaren, ormai un tranquillo signore di mezza età e mi ha fatto impressione vederlo così. E così scopro che a iniettargli una dose letale di eroina fu proprio la madre! Si pensa che l'abbia ucciso sicura che non avrebbe passato indenne il processo; non voleva vedere il figlio recluso in carcere per decenni. Purtroppo la madre è morta per cui non si sa la sua verità. Forse però per Sid è stato meglio così.
lunedì, ottobre 30  Ho un arretrato allucinante di film interessanti da vedere (Mann e Scorsese su tutti) e cosa sono andata a vedere? "La gang del bosco"! Ma come potevo resistere a tutti quei bellissimi animalini, fra i quali anche una puzzola? Mi dispiace non poterne parlare però così entusiasticamente, come sono abituata a fare, ma mi è sembrato un po' un prodotto inferiore ai precedenti a cui ci aveva abituato la DreamWorks. Il film narra la vicenda di un gruppo di animali che, risvegliatisi dal letargo, scoprono di essere circondati da un complesso abitativo nuovo di zecca. La cosa ovviamente li spaventa, ma il procione R.J., con dei secondi fini, li inizierà alle delizie del junk-food, nonostante il parere contrario di Verne, la tartaruga. Ci sono scene di inseguimenti mozzafiato, la satira sui pessimi umani è azzeccata, il progetto per rubare le cibarie della festa è esilarante e i personaggi sono come sempre molto teneri e realistici. Il problema è la storia, che ha un po' il fiato corto e inizialmente ha qualche difficoltà a ingranare, e il ritmo e i dialoghi a volte non sono così fluidi. Lo scoiattolino esagitato è simpatico, ma l'idea di dargli la caffeina l'avevo già vista ne "Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti", anche se qui la super-velocità è resa in un modo diverso e veramente geniale, la scena assolutamente migliore di tutto il film! Insomma, un film molto carino, ma l'avrei voluto un po' più polposo, meno azione e qualche dialogo e idea in più.

Ecco! Questo è un post dedicato all'"Isola dei famosi 4", che io non seguo. E allora? Beh, però seguo con massimo divertimento i "siparietti" di Violentcity , Ipanema e Quenelledebrest su questo reality e i suoi protagonisti. I loro commenti sono sparsi qua e là tra i miei post ed è un peccato. Ecco quindi un post fatto apposta per loro e per chi volesse aggiungersi!
giovedì, ottobre 26 Grazie a Ugo Mazzotta, che ha scritto "L'avvocato del diavolo", è tornato il simpatico commissario Prisco e il suo commissariato abruzzese "La Bella Napoli"! Come sempre è un piacere leggere i libri di Ugo, le pagine scorrono veloci, ma ogni tanto capita anche di doverti soffermare su delle chicche, alcune frasi particolarmente riuscite, ripeterle più volte a mente e sorridere: questo è il piacere di leggere qualcuno che sa veramente scrivere! Questa volta Prisco è alle prese con l'assassinio di un avvocato, trovato morto in una posizione piuttosto "scomoda" nei bagni pubblici di una stazione di servizio. Come ci ha abituato Mazzotta, non solo assistiamo all'indagine per l'omicidio, ma la scena del crimine si allarga e Prisco scoprirà anche un altro reato correlato, dovrà anche collaborare con i Carabinieri e mettere alla prova persino le sue (scarse) capacità di tiro con la pistola di servizio, che una volta tanto si era almeno portato dietro. Ben presto si scoprirà che l'avvocato non era proprio una brava persona, era un usuraio e aveva come cliente un personaggio molto pericoloso. Il commissario Prico si troverà ben presto invischiato negli interrogatori di molte delle vittime dello strozzino, tutti con un chiaro movente e con un apparente alibi solidissimo; la vicenda e la soluzione si preannunciano intricate. Non dico di più. Ugo anche qui è bravissimo nel tratteggiare le psicologie dei personaggi e a mescolare gli elementi privati a quelli ufficiali del commissario: gli imbarazzanti primi tentativi di avere un rapporto scherzoso col nuovo vice Alice Caturano, il rapporto d'amore e complicità con la moglie Agnese, il suo pessimo rapporto con le armi, la pietà per una delle vittime degli usurai... Posso solo fare un unico appunto, normalmente io sono totalmente negata a capire chi possa essere il colpevole, non mi ci metto neanche, anche perché mi inserisco totalmente nella trama del romanzo e non ho uno sguardo "superiore" da lettore smaliziato. Beh, qui invece a un certo punto ho avuto un leggerissimo sospetto, dovuto secondo me a un tratteggio, a un accento dal peso non perfettamente calibrato, che mi ha fatto guardare il personaggio con occhi diversi. Un po' come quando conosci uno, sembra normale, ma poi vedi che quando sorride ha un particolare ghigno e uhm, non ti senti più così a tuo agio! Ovviamente però il movente non l'avevo capito. La storia regge benissimo per tutte le pagine, segui con interesse mai calante le indagini di Prisco e ti chiedi come farà a uscire dal guado in cui sembra essere caduto, e ti dispiace dover abbandonare il Commissariato fino al prossimo romanzo. Fortunatamente io mi sono procurata anche "Il segreto di Pulcinella", che mi ero persa, così avrò ancora qualcosa da leggere di Prisco nel frattempo!
martedì, ottobre 24 Eccomi qui, di ritorno da Parigi! Sarà stato il trauma da rientro, oggi ho 38° di febbre, ma non potevo lasciare abbandonato ancora il mio povero blog! Al Centre Pompidou ho visitato la mostra di Yves Klein e qui devo ammettere la mia ignoranza, perché non lo conoscevo affatto. E' stato così un piacere scoprire un pittore per me nuovo e guardare per la prima volta le sue opere. Questo qui sopra è il blu che l'ha reso noto, e da lui brevettato come International Klein Blue. E' una vera esperienza sensoriale fissare uno dei suoi grandi quadri monocromi, perché pittore, opera e osservatore perdono la loro unicità per diventare un unico conglomerato. Klein è riuscito a creare un blu con una particolare frequenza d'onda che evoca pensieri e sensazioni nella mente di ognuno. E' una strana esperienza vedere oggetti completamente intinti da quel blu, un mappamondo, le spugne... Dai quadri monocromi Klein poi passa al fuoco, brucia la superficie delle tele come per imprimere la forza del fuoco all'interno dei propri quadri. Cielo, fuoco, aria erano gli elementi perfetti per Klein. Una sua frase mi è rimasta particolarmente impressa, la cito a memoria, quindi sicuramente in modo imperfetto: "Il cinema è sempre esistito, abbiamo sempre visto immagini in movimento. Chi è riuscito a fermare un momento deve essere considerato un genio". Quel blu mi ha ipnotizzato.
giovedì, ottobre 19 In questi giorni purtroppo ho poco tempo da dedicare a Internet e al mio blog, per cui le cose da scrivere si accumulano... Ho visto un po' di film noleggiati: "Anche libero va bene" di Kim Rossi Stuart mi ha favorevolmente impressionato sia per la storia, molto ben strutturata nelle motivazioni psicologiche, che per la recitazione. Ho noleggiato anche "Il grande silenzio", ma ecco, beh, diciamo che ero un po' stanca e mi sono addormentata dopo neanche 20 minuti di film. Mi sono ripromessa di rinoleggiarlo o aspettare che passi su Sky, magari in un momento in cui sono nella predisposizione d'animo adatta. La locandina qui sopra invece si riferisce a "Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti", cartone animato digitale passato un po' in sordina, che invece meritava molta più attenzione. Il rendering non è esattamente dei migliori, l'animazione è un po' legnosa e plasticosa, ma la storia è bellissima, molto ben congegnata. Si inizia con la solita storia, Cappuccetto che va a trovare la nonna nel bosco, ma a letto c'è il lupo travestito da nonna, che sta per azzannare la povera bimba, all'improvviso salta fuori il taglialegna con l'accetta e dall'armadio la nonna tutta impacchettata. Ok, bene, e quindi? Da qui iniziano i vari flashback in cui ognuno dei protagonisti spiega al detective, incaricato di scoprire chi sia il ladro di ricette di dolci, la stessa storia dal proprio punto di vista e il motivo per cui si trovava lì, in quella casa! Le diverse storie si intersecano perfettamente, e si capisce che la favola di Cappuccetto Rosso non è quella che conosciamo noi, dietro c'è un personaggio molto più infido! Insomma, un cartoon digitale da riscoprire!
martedì, ottobre 17 Meno male che il mio blog è tornato a funzionare. Mi sono un po' spaventata stamattina nel vedere messaggi inquietanti.  Ieri sera c'è stata la presentazione del nuovo libro di Lansdale " Echi perduti". Una presentazione un po' sotto tono perché non c'era moltissima gente e il presentatore era un altro scrittore Lello Gurrado, che francamente mi è sembrato più preoccupato di sponsorizzare il suo libro "Nomination" (e dato che sono polemica, non metto il link) che di fare una introduzione degna. Comunque da quello che ho capito (grazie a Tecla e non a lui) il libro esce in Italia in anteprima mondiale e il protagonista è Harry, un ragazzino con uno strano potere... Non conosco bene Lansdale, ho un po' rimediato alla mia ignoranza leggendo "Il mambo degli orsi", ma non posso certo considerarmi una fan. Lui umanamente, ogni volta che assisto a una sua presentazione, mi sembra veramente simpatico e molto disponibile per cui ecco, ho comprato anche questo suo libro. Pian piano mi metterò alla pari. Ah, riguardo a "Nomination", ho sentito che si parla di un reality show in cui i concorrenti vengono veramente eliminati. Uhm, chissà se c'è anche Kitano... Sì, lo so, oggi sono polemica.
lunedì, ottobre 16 Ieri festa annuale della Libreria Scherlockiana, è stata una piacevolissima giornata.  Ospite d'onore Jefferey Deaver! L'inizio della presentazione era alle 11.00, fortunatamente è cominciata con mezz'ora di ritardo, così io, che sono arrivata a mezzogiorno (come potevo alzarmi prima di domenica?!) sono comunque riuscita a sentirne gran parte. Mi ha particolarmente incuriosito l'atteggiamento di Deaver nei confronti del mestiere di scrivere, di se stesso e dei suoi lettori. Lui si considera un artigiano, un "bene di consumo" (detto da lui stesso in italiano) per cui è sempre molto interessato a sapere cosa pensano i lettori dei suoi libri. Tanto è vero che invita tutti a scrivergli via mail per fargli sapere cosa vorrebbero che lui cambiasse nei suoi libri, cosa piace e cosa no... Nei limiti del possibile poi lui risponde anche a tutti. Molti si sono stupiti di questo suo approccio alla scrittura, ma lui ha fatto un esempio: "Quando vai a comprare un dentifricio ti aspetti che sappia comunque di menta, non di pomodoro o gamberetti, perché c'è dietro uno studio accurato su cosa è meglio per un dentifricio, cosa può apprezzare la gente. E dato che anch'io mi considero un bene di consumo, faccio il medesimo studio accurato. Poi non è detto che segua quello che mi scrivono i lettori, ma mi interessa sentirne il polso". Ne ho parlato poi con un'amica e abbiamo convenuto su due cose. Prima di tutto che lui così la fa facile, razionalizza qualcosa lasciando però da parte un fattore importante, che è la creatività; perché non è detto che l'attenzione al polso dei lettori faccia comunque produrre un buon libro a chiunque. Inoltre abbiamo apprezzato questa sua disponibilità e abbiamo pensato che spesso quelli che invece si comportano da scrittori/artisti irraggiungibili hanno ben poco da vantarsi... Ah, poi c'è stata la presentazione di un libro di cucina un po' speciale " Manuale pratico di cucina noir & criminale", l'ho comprato anche se sono una pessima cuoca, ma l'autrice è una signora veramente simpatica e proprietaria della libreria gemellata alla Scherlockiana a Barcellona " Negra y Criminal". Se passate di lì, fateci un salto!
giovedì, ottobre 12  E così lui ha rinunciato all'avvocatessa o così sembra. L'avrà fatto per il marito? Che bella la scena sulle scale, entrambi in difficoltà nel salirle, lui arranca e l'altro si butta a terra, si trascina con la sola forza delle braccia. I due si fronteggiano. Lei sembra se ne sia andata e lui si fa venire un mal di testa feroce per dimenticare un dolore ben più grande. L'avrà fatto perché non è disposto a cambiare, nemmeno per amor suo, come ha detto a lei? E nelle ultime scene invita a casa una prostituta, una che non parli... Penso che abbia invece ragione l'amico oncologo: "Soffrire non ti rende migliore degli altri, ti fa solo stare più male". Sembra paradossale, ma psicologicamente è una grande verità: è molto più facile accettare di soffrire che prendersi la responsabilità di essere felici. Le varie azioni di auto-sabotaggio servono proprio a questo. Vedo che anche il Dr. House non ne è immune.
mercoledì, ottobre 11  Non avevo mai visto "La famiglia Griffin" (" Family Guy") anche se ne avevo sentito parlare benissimo. Ieri notte ho girato su Italia1 proprio quando stavano iniziando ed era anche la versione "V.M." ossia vietata ai minori. Quindi non so come siano le puntate "normali", quelle che ho visto erano esilaranti e pesantissime! In una il papà scopre che il figlio è super-dotato, la cosa non gli va giù e per ovviare a questa "mancanza" prima si compra una spider dal muso lunghissimo e poi si iscrive alla "Rifle Association". Esilarante il loro documentario per abituare i bambini alle armi! Nel secondo i Griffin invitano a casa il capo di papà Griffin. Peccato che muoia strozzato da un boccone che prima rischia di uccidere il loro cane parlante e poi, espulso, uccide lui. Cosa si può fare del corpo? Beh, si cerca ovviamente di farlo entrare nel water aiutandosi con lo sturalavandini! Poi per fortuna arriva la Morte a portarselo via (arriva anche la Morte canina, ma deve andarsene senza cadaveri). Così papà Griffin deve cambiare mestiere. Li prova tutti, anche fare il travestito, e alla fine decide di seguire quello che era il suo sogno da giovane, fare il cavaliere alla fiera medievale! Ed ecco uno splendido flashback in cui papà Griffin capellone dopo aver preso un LSD vaga sul castello medievale sulle note di... "In a gadda da vida"! Molto "politically uncorrect", pur avendo come impareggiabile esempio "I Simpsons" (che restano comunque sempre i migliori!), riescono comunque a ritagliarsi uno spazio, non sono solo dei cloni della famiglia gialla, l'uso del flashback, l'ironia e l'oniricità delle storie, il volare molto basso li rendono un ottimo cartoon. Ora mi resta solo da capire quando li trasmettono in orario decente, visto che ieri erano all'una e mezza di notte...
lunedì, ottobre 09 Ieri leggevo l'ultimo numero di Ciak. C'era un articolo molto carino riguardante le abitudini che varie persone hanno preso guardando un film. A molti è rimasta impressa la scena di "Taxi driver" allo specchio... Ho pensato a che abitudine possa aver preso io da un film e averla riportata nella mia vita di tutti i giorni. Per il momento mi sono venute in mente tre cose.
Una delle mie frasi ricorrenti è: "Continuiamo così, facciamoci del male" di morettiana memoria.
Un'altra abitudine, che adesso ho un po' perso, l'avevo condivisa con il Moretti di "Bianca": l'osservazione delle scarpe delle persone per capire con chi avevo a che fare.
Terza, presa da "Cast away". Io non fumo, ma da quando ho visto quel film tengo sempre un accendino in borsetta. Non si sa mai che mi capiti di precipitare con l'aereo su di un'isola deserta e debba accendermi un fuoco. Non vorrei certo farmi male come Tom Hanks per cercare di incendiare delle sterpaglie!
E le vostre?
venerdì, ottobre 06 
Oggi che è una giornata un po' così, mi accontento di mettere una foto del Dr. House. Ho visto ieri sera la registrazione degli ultimi episodi. Io amo quest'uomo, anche se è un gran bastardo.
giovedì, ottobre 05 Interessante la mostra di Basquiat alla Triennale di Milano. 1978/1988, solo dieci anni dura la sua parabola artistica, sono anche ormai passati 20 anni dalla sua morte eppure la sua rabbia, le sue tematiche, la sua passione schizzano ancora dalle tele e colpiscono i giusti centri sensoriali. Le sue opere sono un collage di cultura e orgoglio afro, rabbia, amore per la musica e per l'arte..., ma è talmente riduttivo cercare di incasellare in semplici parole la sua sanguigna vitalità e passione. La mostra è ben organizzata, i singoli pannelli esplicativi all'interno di ogni sala sono un ottimo strumento per preparare a ciò che si vedrà. Molto più sacrificata la sezione video/documentaristica posizionata in un corridoio stretto, alcune sedie da una parte e alcuni schermi lcd piuttosto piccoli dall'altra. Ho rinunciato a vederla, ci tornerò un'altra volta, in un periodo meno affollato. Lo scenografico cubo Chrysler all'interno di una sala è appunto solo quello, dato che all'interno ci sono solo tre filmati che durano circa cinque minuti l'uno con un mix di immagini che mostra le icone e l'atmosfera del periodo in cui si muoveva l'artista newyorkese. Due cose mi sono rimaste particolarmente impresse: il connubio artistico, che sulla carta poteva parere impossibile, fra Warhol e Basquiat e il fatto che lui sia morto pochi giorni prima di partire con un amico per seguire un rito sciamanico che avrebbe potuto liberarlo dall'eroina. Il destino non ha voluto così. Prezzi veramente esagerati per i gadget, una maglietta costava 44 euro, il catalogo con copertina morbida mi sembra sui 39 euro, non ho osato chiedere il costo dei bellissimi poster inconiciati. Comunque consigliatissima!
mercoledì, ottobre 04 Un paio di settimane fa c'era un bel servizio sul Magazine del Corriere dedicato a Luciano Lutring, in occasione dell'uscita del suo nuovo libro "Catene spezzate". L'ho letto sorridendo, il "solista del mitra" ha avuto una vita che vale sicuramente la pena leggere! Rapine rocambolesche, la Cadillac, i soldi nascosti, le due gemelle, la prima moglie "entreneuse, ma gran signora". Ho chiesto ai miei se avessero letto quell'articolo e mi hanno risposto: "Eh, sì, simpatico, ma in una nota rapina in Piazza Firenze fu ferito il figlio di una coppia che conoscevamo bene. Ci pare abbia ancora dei problemi di salute...".
Oggi sul Corriere della Sera c'era un intervista ad Alberto Torregiani, il figlio dell'orefice ucciso nel 1979 dai Proletari Armati per il Comunismo, come vendetta per il modo in cui l'orefice si era difeso da sè, uccidendo un rapinatore che stava rapinando il ristorante in cui lui era a cena. Alberto da allora vive su di una sedia a rotelle, dicono sia stata la pistola dello stesso padre a colpirlo. Ha scritto un libro: "A Cesare Battisti dico: il vero ergastolo è il mio". Per quella vendetta il mandante fu considerato (a torto o a ragione, non so, Evangelisti su "Carmilla" dà una sua versione) Cesare Battisti, latitante in Francia, di cui si parlò qualche tempo fa. A difesa di Battisti ci fu una levata di scudi degli intellettuali di sinistra sia francesi che italiani. I miei erano amici di Torregiani, mia madre era andata nel suo negozio a salutarlo il giorno prima.
Questo mio post non vuole dare nessuna opinione, vuole solo far meditare su come le opinioni sulle cose, gli avvenimenti e le persone cambino a seconda della prospettiva da cui li si guarda. In certi momenti è proprio difficile prendere una posizione, e io diffido sempre un po' da chi pensa di avere la verità in tasca...
lunedì, ottobre 02 Premetto che amo visceralmente Ellroy, considero "Black Dahlia" assieme a "I miei luoghi oscuri" e "American Tabloid" dei capolavori assoluti e quest'estate per affrontare meglio la visione del film mi sono riletta per la terza volta il libro. Ero molto scettica, soprattutto per il casting e la scelta del regista, ma sono entrata in sala con le migliori intenzioni... e ne sono uscita con intenzioni omicide!!! Sì, certo, ok, visivamente De Palma è sempre un livello sopra alla maggior parte dei registi, quel carrello che segue in piano sequenza la casa di Nash e il ritrovamento del corpo della Dalia per poi tornare alla strada opposta è da manuale del cinema, come anche l'invito a cena dei Linnscott o la costrruzione della scena della scala a chiocciola... Ma questo è solo fumo negli occhi, equivalente alle centinaia di sigarette fumate dai protagonisti, tutto fumo, di sostanza non ce n'è. Le immagini seppiate, le attrici che non sanno nemmeno cosa significhi essere una vera dark lady, Hartnett quanto di più lontano dal Bucky di Ellroy, quell'immagine laccata da spot del Campari, non c'è uno sudato, nemmeno uno, nemmeno dopo una notte di sesso. E invece il libro trasuda sangue, sudore e perversione. Un film del genere deve essere più scuro, più sporco, più disordinato, ciancicato, con gli occhi cisposi dopo una notte insonne, un'ossessione della mente e dei corpi, la perversione del denaro e del potere... Vogliamo parlare della vecchia? In sala c'era gente che rideva! Vuol dire che non sei stato capace di renderne la tragicità, ma solo l'eccentricità! Doveva essere una specie di Norma Desmond e invece ti trovi con una macchietta rimbambita. Poi hanno speso sicuramente un sacco di soldi, non potevano spenderne un po' di più o diversamente e degnarsi di cambiare la location (come nel libro) invece di attuare quella scelta di sceneggiatura, che mi ha fatto maggiormente irritare?! E poi Blanchard non esiste, attraversa il film senza che un sentimento lo accompagni, la spiegazione della sua ossessione viene data troppo tardi, ormai lo spettatore lo considera solo un idiota. E la Dalia (la brava Mia Kirshner)? Appare troppo poco. Ecco, un minimo di anima al film viene data solo quando entra in campo lei, in quei tristi filmini, in quei provini in cui lei, sguardo in macchina, mostra tutta la sua sofferenza, la rassegnazione di accettare una vita che non era come avrebbe voluto che fosse. L'unica che dà un po' di vita al film è una donna morta. Stop.
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