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lunedì, luglio 31
 
Dalla settimana scorsa sono cominciati i nuovi episodi di "N.C.I.S". Mi piace questo telefilm, i personaggi sono simpatici, le storie non sono granché, ma li guardo molto volentieri. Oggi però voglio ringraziare sentitamente i programmatori RAI! Ieri sera hanno fatto un episodio nuovo e due vecchi, anche se nel palinsesto erano previsti altri due nuovi. Bella presa per i fondelli! Mi è comunque servito a capire come un personaggio viene "registrato" man mano che procede la serie: non c'è più la donna misteriosa che veniva sempre a prendere Gibbs alla fine  degli episodi e non si vede più nemmeno casa sua con la barca. In effetti erano particolari totalmente inutili, molto meglio incentrare tutto sulle vicende che accadono nell'uffiicio e nelle location dei vari casi... Speriamo che la prossima settimana ritornino i nuovi episodi!!!
postato da emanuelazini | 14:00 | commenti (2)


venerdì, luglio 28
 

Oggi ho troppo caldo, troppo sonno, troppo mal di testa per pensare a un post. Così me la cavo mettendo questa locandina e ringraziando Capitan_Kozmo che mi ha dato la jpg e questa bella notizia. Chissà se arriverà anche da noi in Italia...

postato da emanuelazini | 13:18 | commenti (5)


giovedì, luglio 27
 

Qualche giorno fa ho sentito un servizio sul Tg, le solite statistiche; si diceva che in Italia per i libri si spendono in media 25 euro all'anno. Sono rimasta basita. Così poco? Cosa si può fare per aumentare questa cifra vergognosa? Nel mio piccolo provo a fare qualcosa, parlando de "I Sognatori", una nuovissima casa editrice che mi ha contattato qualche tempo fa, proponendomi di recensire la sua prima uscita, "L'orologio di cenere" di Aldo Moscatelli. Sono sempre disponibile a supportare la piccola editoria, se è di qualità, e già l'homepage introduttiva mi ha reso simpatica e affine ai miei pensieri e alle mie esperienze questa casa editrice leccese. Aldo Moscatelli è prima di tutto uno scrittore, che si è trovato a dover affrontare le logiche editoriali italiane, spesso chiuse, castranti, quasi delle caste elitarie... Moscatelli si è stancato di essere considerato alla stregua di uno che chiede elemosina e ha pensato di creare una casa editrice, per tutti quelli che vogliono mantenere la propria dignità di scrittori, anche se ancora non importanti, ed essere trattati come tali. "L'orologio di cenere" è un noir classico, con l'investigatore River Crane sempre tormentato, malato nel corpo e nella mente, apparentemente incapace, ma nella sostanza uno che sa fare il proprio mestiere. Più che un libro sembra di veder scorrere le immagini di un film in bianco e nero degli anni'40, l'inizio me lo sarei aspettato con la classica carrellata fino alla finestra aperta con le tendine svolazzanti da cui si entra per vedere chi c'è dietro, i bar fumosi, il whisky, le dark lady, i compagni di avventura di Crane, anch'essi un po' borderline. Mi è piaciuta la storia, mi è piaciuta la scrittura, con alcune battute veramente felici, mi è piaciuto Crane e vorrei riincontrarlo in un'altra avventura. Cosa non mi è piaciuto? Alcune soluzioni della trama un po' troppo facili, alcuni snodi troppo tirati via e soprattutto la mancanza di un editing importante. A parte le d eufoniche, ho sentito la mancanza di qualcuno che prendesse per mano lo scrittore e lo costringesse a scrivere di più in certi casi, a eliminare certe altre cose (il sogno non serve assolutamente a nulla) senza rimpianti, a rimpolpare personaggi e snodi; perché Moscatelli sa scrivere e sa cosa scrivere, ma se questo fosse un mondo "giusto" avrebbe accanto a sè anche un editor in grado di fargli esprimere tutto il suo potenziale. Ma si sa che gli editor costano e se hanno pure pubblicato quell'osceno Faletti con 250 pagine in più, sto ancora a chiedermi se questo è un mondo giusto? Ecco perché mi piace il noir... 

postato da emanuelazini | 18:05 | commenti (11)


mercoledì, luglio 26
 
Appena saputo che Benigni avrebbe fatto tredici serate dedicate alla "Divina Commedia" (e non solo) in Piazza Santa Croce a Firenze, avevo tenuto costantemente d'occhio il sito Boxol per accaparrarmi i biglietti per almeno uno spettacolo. E la mattina stessa in cui sono stati messi in vendita li ho subito presi. Fosse stato più vicino avrei preso l'abbonamento ad almeno la seconda metà dei 13 spettacoli. Ieri sera c'è stata la prima, ho visto poco fa un servizio al Tg, ne ho letto i resoconti, dev'essere stata una bellissima serata, molto emozionante. Nessuna scenografia potrebbe mai eguagliare lo sfondo della chiesa di Santa Croce. L'11 Agosto sarò lì, in seconda fila, ad ascoltare uno dei pochi geni italici del nostro tempo!!! 
Termino questo post con un'esortazione dello stesso Benigni: "E chi non viene è un coglione indegno"!
postato da emanuelazini | 16:31 | commenti (9)


lunedì, luglio 24
 

Ho letto l'altro giorno una critica molto pesante a "United 93" su FilmTv, proprio per il fatto che non prende posizione, ma si limita a documentare gli avvenimenti di quell'11 Settembre di cinque anni fa. Io non mi sono sentita indignata da questa scelta registica, forse anche perché mi aspettavo altro. Pensavo mi sarei ritrovata a commuovermi per le storie dei singoli passeggeri di quell'aereo, un po' stile "Airport" insomma. Mi rendo anche conto della gravità della cosa: un'esperienza filmica serve come parametro a una tragedia reale. E invece ti senti in quell'aereo assieme a quelle persone. La preparazione all'imbarco, lo sguardo distratto agli altri compagni di viaggio, l'ascolto di brevi saluti sui cellulari, le hostess che ti accolgono all'interno, ti segnalano il posto, il tipico rumore e odore dell'aereo, il solito ritardo, la preparazione alla partenza... Quei passeggeri siamo noi, per niente eroi, con un passato normale alle spalle e un futuro incerto. L'inimmaginabile avviene così, d'improvviso, e nessuno è pronto, tanto meno quelli che dovrebbero essere deputati a tenere sotto controllo queste cose. Si è parlato dello sguardo neutro dedicato agli arabi dirottatori, ma secondo me, proprio per le finalità del film, non poteva che essere così. La normalità del quotidiano che un minuto dopo può trasformarsi in tragedia, è ciò che si chiama vita e da cui nessuno è immune. Tutto qui.    

postato da emanuelazini | 18:12 | commenti (6)


giovedì, luglio 20
 
Einaudi ci aveva azzeccato l'anno scorso con l'antologia noir "Crimini", che, a parte un pessimo Faletti (un insulto all'intelligenza averlo messo accanto agli altri nomi), aveva sfornato ottimi racconti. Quest'anno ci ha riprovato con "The dark side" che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto essere anche superiore alla precedente dato il livello altissimo dei nomi presenti. Il risultato invece è piuttosto deludente, acqua fresca, nulla di memorabile. Mi manca da leggere l'ultimo racconto, quello di Toole, ma per il resto nessuno mi è rimasto particolarmente impresso e la "lotta" tra autori italiani contro stranieri direi che termina con un pareggio. Tra i migliori Ellroy (niente di nuovo, eh? Ma niente stile "Hush-Hush", un omaggio allo scrittore Wambaugh e un ricordo della propria gioventù), De Cataldo, Lucarelli, Rankin. Il peggiore forse quello della Vinci, mentre King e Deaver vivono di rendita. Una cosa però è sicura: impossibile dimenticarsi del cagnolino del grande McBain, il migliore in assoluto!    
postato da emanuelazini | 16:34 | commenti (5)


martedì, luglio 18
 
Ieri sera ho messo da parte la pigrizia e ho finalmente istallato il nuovo lettore DVD multiregione, dato che quello precedente si era rotto. Ne ho approfittato per vedere il misconosciuto "Gerry" di Gus Van Sant. Ho un televisore 16:9 piuttosto grande, ma certi film vanno assolutamente visti al cinema. Peccato che qui in Italia non sia mai stato distribuito. Mi sono dovuta accontentare di alzare il volume al massimo e concentrarmi sullo schermo, ma non è la stessa cosa. Due ragazzi ("Gerry" ed "Elephant" sono in fondo la stessa storia) durante un'escursione nel deserto senza acqua nè cibo decidono di abbandonare il sentiero tracciato e si perdono, stop. Questa è la storia, il resto la fanno la musica di Arvo Part e le bellissime immagini del deserto. Van Sant (con ben in mente Bela Tarr) non ha paura della lentezza, di non mettere uno stacco ogni tre secondi, di seguire la camminata lenta e strascicata dei due protagonisti all'alba, prima il buio che li rende indistinguibili e pian piano la luce insesorabile e portatrice di morte, di far parlare pochissimo i due Gerry, di farli ridere per una battuta mentre sono sdraiati a terra allo stremo delle forze, di passare un quarto d'ora a mostrare i tentativi per far scendere uno dei due da un masso altissimo, di mostrare un panorama a 180° e poi ancora 180° e poi ancora... Chi ha paura sono solo i nostri distributori, ma questo è un altro discorso.    
postato da emanuelazini | 17:12 | commenti (10)


giovedì, luglio 13
 

"The new world" di Malick mi ha un po' commosso e un po' annoiato, un po' ci ho creduto e un po' mi ha deluso. Farrell secondo me non ce la fa proprio, Pocahontas è troppo vicina al gusto occidentale per essere credibile... Ho adorato "La sottile linea rossa" e Malick non tradisce se stesso, ma qui non tutto funziona come dovrebbe. Amo le sue immagini, sentire i pensieri dei protagonisti, quasi percepire il vento e il sole sulla pelle... Ma non è del giudizio sul film che volevo parlare.  Prima riflessione. Due frasi e due uomini. Il primo dice a Pocahontas: "Io non sono come mi credi", ma lei vede in lui dell'altro e non lo lascia andare, nemmeno quando lui non torna, si finge morto ecc. Poi c'è l'altro uomo, il secondo, che la lascia andare da Smith, e lei al ritorno gli dice: "Pensavo fossi in un modo, ma tu sei anche meglio di come credevo". Seconda riflessione: se Pocahontas avesse lasciato che Smith morisse, voglio credere che probabilmente adesso Internet non esisterebbe, ma basterebbe un campo di grano e qualcuno con cui giocare a nascondino per essere felici.  

postato da emanuelazini | 18:50 | commenti (9)


mercoledì, luglio 12
 

Leggo questa ultim'ora e sono disgustata. Vanna Marchi e la figlia ricominciano a vendere la loro paccottiglia, ora usufruendo del proprio blog.  In primo grado queste "gentili signore" sono state condannate a dieci anni di reclusione (pochi) e invece di starsene chiuse in casa a vergognarsi, approfittano dell'ulteriore notorietà per continuare la loro attività delinquenziale. Hanno intenzione di vendere anche un "Tapiro di sale", guadagnando anche sulla trasmisisone che le ha fregate e prendendo per i fondelli tutta quella povera gente credulona che è stata convinta di avere il malocchio per colpa di un bicchiere d'acqua eccessivamente pieno di sale. E' la tv che condanna o assolve un personaggio. E il "signor" Taormina l'ha capito bene, mandando la Franzoni al Costanzo ad annunciare la nuova maternità, con quella sua faccia catatonica e ha funzionato, visto che nel nuovo paese di residenza le mamme si fidano a lasciarle i figli come baby-sitter. Se avessi figli, la Franzoni sarebbe l'ultima persona a cui li lascerei! E adesso (lo temevo) si parla di una leggera amnistia per lo schifo del calcio, di Moggi & C. Vincere il Mondiale sembra abbia lavato tutte le colpe, e cosa importa se a leggere le intercettazioni telefoniche si prova il massimo disgusto per quella corte di furbetti mentecatti? Oggi leggo che la Rai nega la presenza di una specie di lista di proscrizione in cui sarebbero presenti la "santa" Gregoraci e Malgioglio... Io, al posto loro, invece di negarla, la rivendicherei con massima fierezza! E poi se mi spiegate cosa ci stava a fare quella cretina, tale Giulia (credo), nella trasmissione delle notti mondiali...  Oggi sono disgustata; sarà anche il caldo.         

postato da emanuelazini | 18:20 | commenti (21)


lunedì, luglio 10
 

Di solito in questo blog non si parla di calcio, ma insomma... son soddisfazioni!!!

Faccio mia la frase vista su uno striscione a Napoli: "E ora ridateci la Gioconda"!

P.S. Menzione d'onore per l'intervista di ieri sera di Gattuso, le sue 28 volte al cesso e il cubetto di ghiaccio!
Galeazzi è un mito: la panchina, la sua panza enorme, lo spiedino con i galletti infilzati...  

postato da emanuelazini | 12:17 | commenti (26)


venerdì, luglio 07
 
Ieri sera ho visto i primi tre episodi del nuovo telefilm "Blind Justice". Protagonista un detective che, nonostante sia diventato cieco, non si rassegna a fare solo lavoro di ufficio, ma vuol far parte ancora della squadra operativa. Per lui le cose non saranno facili, le prime cose da combattere sono l'ostracismo e la diffidenza dei suoi stessi colleghi. La prima puntata è stata la migliore, le altre due erano già in calando. L'idea di base sarebbe interessante, ma le storie non è che siano poi così avvincenti e originali. E' tutto piuttosto stereotipato, sai già che avrà problemi con la moglie, avrà prima l'ostracismo e poi l'ammirazione della collega, ci sarà qualche collega più cattivo degli altri, farà qualche errore, ma i suoi sensi iper-sviluppati lo aiuteranno anche, ci saranno momenti di rabbia e sconforto... Insomma, niente di particolarmente eclatante, ordinaria amministrazione, si può vedere, ma anche no. (E poi il cane è bellissimo!) 
postato da emanuelazini | 15:29 | commenti (5)


mercoledì, luglio 05
 
Normalmente in questo blog il calcio è bandito. Ma in questo caso devo fare un'eccezione. Volevo solo dire che sono contenta che un paese di viscidi, parassiti, mammoni, fattorini, camerieri e pizzaioli gliel'abbia messo in quel posto... L'orso Bruno è stato vendicato!
postato da emanuelazini | 11:33 | commenti (5)


martedì, luglio 04
 
Ero preoccupata per Phineas Poe e avevo ragione. Ne "Il gioco delle lingue", secondo capitolo della trilogia di Baer, lo ritroviamo a Denver, alle prese con uno strano gioco di ruolo, i cui protagonisti hanno tutti un personaggio da interpretare e una droga, il Pallido, che li aiuta a rimanere dentro al gioco. Poe inevitabilmente ci si ritroverà catapultato. I personaggi del gioco hanno una vita propria e spesso viene annullato il ricordo della vita "reale", in ogni capitolo seguiamo la vita di tutti, personaggi reali e fittizi, nel solito stile di Baer, allucinato e allucinogeno, in cui pensieri, parole e fatti si intersecano lasciando da parte il principio di realtà. Questo secondo capitolo però ha meno forza del primo "Baciami, Giuda", perché la storia non ha un vero e proprio sviluppo, è meno interessante, e soprattutto manca Jude! Era la storia noir dell'amore fra Poe e colei che gli aveva tolto un rene, la misteriosa Jude, a creare quella giusta alchimia! Qui invece è tutto un po' meno dirompente, molto meno appassionante e appassionato. Incredibilmente è Poe a essere quello più "sano" in un mondo allucinato... Ma non finisce qui, e sono convinta che Baer e Poe riserveranno ancora molte sorprese.    
postato da emanuelazini | 15:45 | commenti (2)