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giovedì, aprile 27
 

Beh, ormai si sa che ho un punto debole: i cartoni animali digitali! Quando vado a vederli al cinema perdo completamente il senso critico, ritorno ad avere lo sguardo innocente e mi lascio completamente trascinare all'interno della pellicola. Ecco perché posso tranquillamente dire che "Ice Age 2" è meraviglioso!!! Erano mesi che non ridevo così di gusto! Nella mia stessa fila c'era un bambino scatenato, non riusciva a stare seduto, era sempre in piedi, eccitatissimo... Ah quanto l'ho invidiato! Ah, quanto avrei voluto anch'io saltare, urlare, fare il tifo, spaventarmi senza limiti, ridere a crepapelle... Invece sono rimasta seduta, ho fatto solo qualche commento sulla bellezza degli opossum, sulla cattiveria dei coccodrilli preistorici, sulla sfiga del povero Scrat, sul silenzio del mammuth Manny nel momento più romantico del film... Dunque, la trama: i nostri protagonisti, a cui si uniscono tre (?!) opossum, devono avere a che fare con un grave problema, il disgelo! Il destino della loro valle è segnato, l'unica possibilità di salvarsi dall'inondazione è spostarsi verso una pseudo Arca di Noè. Insomma, un tipico "road movie" in cui ai nostri eroi capitano mille avventure. Rispetto al primo episodio la tecnica digitale (che nel primo era molto carente) ha raggiunto ottimi livelli, l'unico protagonista ancora un po' plastificato è Diego, la tigre, ma probabilmente è una scelta voluta. I dialoghi, che avevano fatto del primo episodio un piccolo capolavoro, anche qui sono super, il simpaticissimo bradipo Sid è in gran forma e moltissime delle sue battute sono veramente esilaranti! I nuovi protagonisti, gli opossum, sono molto carini, stupidini al punto giusto. L'avventura non ha un attimo di stanca, il ritmo è sempre teso, la minaccia incombente non lascia respiro e non mi sono annoiata un secondo. E poi... c'è Scrat e la mitica Ghianda! Qui Scrat (stile Will Coyote) ha molto più spazio, le sue avventure alla ricerca della ghianda sono parallele a quelle degli altri protagonisti e lui stesso avrà una parte preponderante nella vicenda. E poi c'è il finale, un vero e proprio colpo di genio, Scrat e la Ghianda... e mannaggia, non posso dire di più! Ecco, lo consiglio, perché uscendo dal cinema mi ha lasciato un "retrogusto di felicità"!

postato da emanuelazini | 16:54 | commenti (16)


sabato, aprile 22
 


Alida, una delle ultime grandi, vere, dive.



postato da emanuelazini | 21:09 | commenti (7)


venerdì, aprile 21
 
Dicevo... Mi sono intrippata con iTunes. A casa sono una fortunata proprietaria di un Mac, nutro grande ammirazione per Steve Jobs e ho sempre un occhio di riguardo per quello che esce da casa Apple. Però finore ero stata abbastanza lontana da questo mondo, dall'iPod e compagnia bella. Qualche giorno fa ho cominciato a dare un'occhiata a questo magico programmino e... ci ho passato davanti non so quanto tempo! iTunes ti frega, perché passi da un disco all'altro, se ne stai ascoltando uno ti si apre il Music Store che ti dice quali altri dischi ci sono disponibili che siano simili a ciò che stai ascoltando. Poi una canzone costa solo 0,99 euro, un disco completo 9,99 euro, e non è tanto, se ne scarichi solo uno... il problema è che quando mai ne scarichi solo uno?! Ecco, io ho cominciato cercando nei generi, nei sottogeneri, nella musica anni'80 e beh, ecco apparirmi i miei amati e mai dimenticati Tuxedomoon. Come fare a descrivere le loro sonorità a chi non li ha mai sentiti? Un misto fra jazz, Bowie nel periodo berlinese di "Low", San Francisco decadente, elettronica pop e rarefatta, punk e rumorismo, post-punk e performance sperimentali, chansonnier, trombe e violini... I Tuxedomoon sono questo e altro ancora. La prima canzone che ho sentito è stata "No tears", si ballava sfrenatamente nelle discoteche dark. Pensavo di averli inquadrati, e mi sbagliavo. E' arrivato "Half mute" e poi "Holy wars", una delle canzoni che amo di più "In a manner of speaking", e poi ho cercato anche i lavori solisti di Steven Brown e Blaine Reininger... Li ho visti qualche anno fa in concerto per la prima volta, magici. Li ho ritrovati ora su iTunes. Ho scaricato "Holy wars" e "Zoo story", li sto ascoltando in auto. I Tuxedomoon sono uno di quei gruppi che mi accompagneranno sempre, in tutte le fasi della mia vita. 
postato da emanuelazini | 15:15 | commenti (16)


mercoledì, aprile 19
 
Finita la Pasqua, sono un po' oberata di lavoro. In questo peirodo ho guardato i soliti telefilm: "C.S.I." questa volta non mi ha particolarmente entusiasmato anche se il buon Grissom non finisce mai di sorprendermi. "Lost" stranamente mi ha un po' più interessato, anche se continuo a capire almeno cinque minuti prima cosa accadrà (vedi l'uccisione del misterioso rapitore). "Cold case" mi piace, mi piacciono le ricostruzioni delle varie epoche, la squadra e le loro vicende personali sono interessanti e invariabilmente mi commuovo nel finale, quando si scopre il colpevole e appare il fantasma del morto! Grazie al meraviglioso mondo dei divx ho visto pure "Solo 2 ore" con Bruce Willis e "La pantera rosa" con Steve Martin. Ho la massima simpatia per entrambi gli attori, ma questi film sono indifendibili! "La pantera rosa" ha almeno il 90% di gag risalenti a Charlot, non c'è n'è una che non sia ampiamente telefonata ed è tutto così risaputo e datato... E mi dispiace, perché Martin è un grande attore, ma ho riso solo una volta in questo film! "Solo 2 ore" è la fiera degli stereotipi americani, fra il poliziotto corrotto, ma pentito, i cattivi poliziotti corrotti, il nero ladro, ma di buon cuore, il finale zuccheroso... Non si salva niente e nessuno. E mi dispiace, perché Willis mi è simpatico, soprattutto quando deve salvare il mondo...
Ah, mi sono anche intrippata nel magico mondo di ITunes, ma ne parlerò un'altra volta. Mi rituffo tra le scartoffie...  
P.S. Oggi andando in ufficio ho visto dei manifesti nuovi, la faccia del Berlusca e la frase "Grazie Milano". Ecco, come rovinarmi la giornata.
postato da emanuelazini | 16:28 | commenti (6)


sabato, aprile 15
 
postato da emanuelazini | 21:14 | commenti (5)


mercoledì, aprile 12
 
Ok, "Sotto terra" è il primo libro di Deaver, sapevo che non avrei certo potuto aspettarmi la perfezione de "Il collezionista d'ossa" per esempio, ma insomma, speravo in qualcosa di più. La storia di base potrebbe averla scritta King, due "location scout" per il cinema, Pellam e Marty, girano l'America alla ricerca di location per il cinema. Capitano nella misteriosa cittadina di Cleary, che pare adatta per girare un film, ma strani (?!) avvenimenti capitano ai due uomini e sicuramente qualcuno non li vuole in quel luogo. Perché? La scrittura è scorrevole e prosegui nella lettura con la sensazione continua che il bello debba ancora venire, che le pagine che stai leggendo siano solo il prologo, che sotto certi fatti si nascondano chissà quali rivelazioni, che sotto certi personaggi si celino sorprendenti meccanismi psicologici... e invece tutto continua così, a un livello medio di attenzione e con un dipanarsi banale delle vicende fino all'ultima pagina! Chiudi il libro e pensi: "E allora? Che enorme spreco di tempo" e questo è un peccato mortale per un libro. Consiglio: statene alla larga, in attesa del prossimo Lincoln Rhyme!
P.S. Nel frattempo ho comprato "La danza della morte" il nuovo di Preston&Child. Avevamo lasciato Pendergast in una brutta situazione. Come ne sarà uscito?    
postato da emanuelazini | 16:46 | commenti (3)


martedì, aprile 11
 
Ieri sera sono andata a letto incavolata nera. Mi vergognavo di essere italiana, anche se è una cosa che odio dire, dato che sono anche orgogliosa di esserlo. Vedevo la sua faccia sorridente e soddisfatta e mi veniva male allo stomaco. Stamattina la prima cosa che ho fatto è stato accendere la televisione. No, non sono comunque contenta, perché la differenza è poca, perché ho dovuto guardare i risultati online del Senato per tutta la mattina, perché ho dovuto sperare nei voti all'estero, perché la Lombardia come sempre è dall'altra parte, perché ci sono un numero preoccupante di schede nulle e sicuramente si riconteranno i voti, perché pensavo che la vittoria sarebbe stata schiacciante ed evidente, un segnale forte, un no deciso a una certa Italietta... E invece navighiamo ancora "tra orrore e folclore" e ne sembriamo anche felici. Mi permetto di riportare qui un commento di Latifah al mio post precedente, riassume perfettamente come mi sento oggi: "Ben due elettori di destra, che abitano in città diverse, e prima delle elezioni, fecero questo commento sul Caimano: "Ma Moretti ha cambiato idea? E' diventato dei nostri? Perché esalta la figura di Berlusconi, fa vedere tutto ciò che di buono ha fatto...". Commenti che mi facevano tremare le vene ai polsi, perché erano SERI. Perché ciò che per noi è inconcepibile, da rifiutare, per loro è un modello da seguire. Da votare. E abbiamo visto come è finita (?). In queste elezioni ha perso tutto il Paese. " Pausa di riflessione.
postato da emanuelazini | 18:20 | commenti (16)


lunedì, aprile 10
 
Lo scrivo adesso, non sono ancora le 15 e tutto è ancora nel limbo. Intorno a me un'atmosfera di sospensione, in attesa dei primi exit poll, di cui non mi fiderò. Scrivo adesso de "Il caimano", ma non voglio raccontarne la trama. Voglio raccontare del perché mi è rimasto dentro, perché ci pensavo anche ieri notte e stanotte. E' un film che mi è vicino, troppo vicino, così vicino da farmi stare male. Per la storia sentimentale, per le dinamiche di una storia che finisce. Per la storia politica, per lo stesso spirito di osservazione, perché mi guardo intorno e vedo le stesse cose che vede Moretti. Per la storia cinematografica, perché anche a me hanno sempre detto che bisogna raccontare quello che ci è più vicino, perché ho sentito produttori e fanfaroni, e così si capisce perché il nostro cinema si guarda spesso l'ombelico e basta. Ci sono cose che non riesco a dimenticare: l' "italietta che sta sempre in mezzo tra orrore e folclore", il film poliziottesco "Cataratte" con la tarantiniana Aidra, il "Cosa ti ho fatto?! " di Orlando alla prima del coro, "Maciste contro Freud"  vorrei proprio vederlo, i pezzi di Lego, le lettere delle donne del Caimano, le due auto che si sorpassano dopo aver firmato la separazione, il glorioso teatro di posa che diventa spazio per le televendite, la ruspa che distrugge, la caravella e il pavido Placido, le parure di gioielli, regali per le signore, in una lista al computer, e sopra tutti il fuoco. Il fuoco là in fondo, oltre il vetro dell'auto, con Moretti in controluce. Il fuoco. Ecco, mancano poco più di 20 minuti.  
postato da emanuelazini | 14:39 | commenti (11)


venerdì, aprile 07
 
I due episodi di ieri sera di C.S.I. sono stati meravigliosi! Ero letteralmente estasiata! Nel primo la figura del recuperatore di resti umani rimarrà a lungo nella mia memoria, purtroppo. Il secondo è sicuramente uno dei migliori episodi di C.S.I.! Torna il serial killer apparso nella terza stagione nell'episodio "The execution of Catherine Willows" che andrò sicuramente a riguardarmi al più presto. Sarà una caccia all'uomo da parte di Grissom e soci, una gara contro un uomo molto intelligente e pericoloso. La tensione è altissima in ogni secondo dell'episodio, le inquadrature e le luci sono sempre magistrali, il finale è solo un po' affrettato, ma è un difetto minimo rispetto al livello elevatissimo del complesso della storia. Ho però un problema. Non ho capito a cosa si riferisse il titolo dell'episodio, ossia "Cosa mangia Grissom". Ok, il titolo in inglese è "What's eating Gilbert Grissom" e la memoria corre subito al quasi omonimo "What's eating Gilbert Grape" con dei giovanissimi Depp, Di Caprio (che in quel film ero convinta fosse veramente handicappato) e Juliette Lewis. Sì, ok, ma allora? E' solo un gioco di parole del titolo senza nessun riferimento al contenuto? O l'assonanza è servita solo per mettere nel titolo il nome di Grissom come nel precedente capitolo della storia del serial killer c'era il nome di Catherine?  O c'è qualche altra analogia di contenuto che non ho colto? Comunque Grissom rules!!!!   
postato da emanuelazini | 17:22 | commenti (3)


mercoledì, aprile 05
 
Non ho seguito incollata al tv la trasmissione di ieri di "Music Farm". Cantano troppo per i miei gusti e spesso mi dolgono le orecchie dato che frequentemente la qualità non è certo eccelsa. Sarò anche distratta, ma non ho nemmeno ben capito le regole, con i due gruppi che si scontrano anche durante la settimana, e i primi scelgono la squadra della settimana successiva, ma ne rimangono fuori due che saranno il reietto e il nominato. Boh! La Ventura sta sfidando ogni legge della fisica, su quei trampoli osceni, rossi, con calze spesse e al ginocchio, il solito vestitino con spallina calante... Ma chi la veste? Califano è il migliore, quello che russa o non dorme, fa discorsi intellettuali nel sonno, cade nel bagno, ha il catarro nell'orecchio. Il più trash e il più grande! Per il resto molta, molta musica, voti, qualche siparietto triste o divertente, la polemica dello sfigato De Cataldo, il racconto del tentativo di suicidio di Spagna, una donna sicuramente molto sola, la D'Eusanio ripulita al posto della Bertè (ma dov'era?), i giudici senza Mixo... Per ora nulla di particolarmente memorabile, ma godibile, a parte le troppe canzoni. 
postato da emanuelazini | 17:15 | commenti (10)


martedì, aprile 04
 
postato da emanuelazini | 18:48 | commenti (15)


lunedì, aprile 03
 
13 euro per 127 pagine scritte a caratteri cubitali, ecco il nuovo Ellroy "Jungletown Jihad". Insomma, continua la spremitura dei fan di Ellroy da parte di Bompiani. Quando l'ho comprato ero consapevole della fregatura, mi è bastato aprirlo. Ma non ho saputo resistere, Ellroy è uno dei miei scrittori preferiti, oserei dire il mio scrittore preferito. Ho turato il naso e ho scucito gli euro, sentendomi ancora una volta una povera fessa. E' dal 2001 che mi sento così, da quando è uscito l'ultimo vero libro di Ellroy "Sei pezzi da mille", da quando mi scapicollai alla Fnac rischiando incidenti e infarto fulminante per assistere alla presentazione e ne fui ripagata da una sua frase "You are the real Black Dahlia" che mi fece scordare di colpo i miei quindici anni d'inglese. Mannaggia a me. E da quell'anno ho continuato a comprare questi libricini stitici, ad aggiungerli alla mia biblioteca, a sentirmi triste e sempre più perplessa. Che Ellroy abbia ormai perso il "magic touch"? Questo "Jungletown Jihad" ha come protagonisti gli stessi di "Scasso con stupro", la pseudo attrice Donna e il detective Jenson. La storia c'è, ma penso che beh, Ellroy in questo ormai vada col pilota automatico, lo stile è il solito degli ultimi lavori, "Hush-Hush" con allitterazioni, neologismi..., ma quello che manca è il succo, è l'anima, è il sangue, il cuore che pulsa. Ecco, io queste mancanze a Ellroy non riesco proprio a perdonarle.       
postato da emanuelazini | 16:52 | commenti (10)